Votata Parco più bello d’Italia nel 2011, Villa Lante a Bagnaia è effettivamente una delle residenze cinquecentesche più spettacolari della nostra penisola!

La sua straordinaria particolarità risiede tutta nella predominanza del giardino rispetto all’opera architettonica: la residenza si sdoppia infatti in due piccoli edifici gemelli (anche se costruiti in tempi diversi) simmetrici rispetto all’asse centrale del giardino che domina l’intera composizione attraverso il percorso d’acqua.

 

 

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LA STORIA DELLA VILLA

Nel 1512 il cardinale Raffaele Riario (nipote di papa Sisto IV della Rovere) fece recintare 25 ettari di terreno, ai piedi dei Monti Cimini, con un muro di cinta a ridosso del piccolo borgo medioevale di Bagnaia – a soli 4 Km di distanza da Viterbo – per trasformarlo in un barco per la caccia: è così che ha inizio la storia della villa destinata a divenire residenza estiva dei vescovi di Viterbo.

Passato di cardinale in cardinale (dal nipote Ottaviano Riario al cardinale Niccolò Ridolfi, nipote di Leone X), l’intervento più significativo qui apportato si deve al cardinale Gianfrancesco Gambara – vescovo di Viterbo – che tra 1511 e 1569, forse col supporto dell’architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola, realizzò proprio qui la sua Villa delle Delizie rievocando con il parco e la tenuta di caccia l’Età dell’Oro. E’ qui che il cardinale si divertì infatti a progettare la propria personale oasi di relax e pace, con affreschi e giardini da sogno!

 

Villa Lante_lasinodoro

 

 

LE FONTANE PIU’ CELEBRI DELLA VILLA

Cascate, ninfei, zampilli e scherzi d’acqua dialogano vivacemente con la pietra, spezzando il rigore perfetto dei giardini all’italiana impreziositi ulteriormente da straordinarie fontane monumentali. E le più famose sono Fontana dei Mori, uno specchio d’acqua che eleganti balaustre suddividono in quattro bacini su cui galleggia una barca con un putto zampillante e al centro un triplice cerchio di vasche culminanti nel gruppo dei quattro mori che reggono lo stemma di papa Sisto V.

 

Villa Lante_Fontana dei Mori_lasinodoro

 

Da segnalare sono poi la Fontana dei Lumini, come a formare tante fiammelle di candele argentate; o ancora la Fontana della Catena, una grossa quantità d’acqua defluisce e scende tumultuosa saltellando nell’inviluppo avvolto e concatenato delle chele di un gambero, emblema del Cardinale Gambara. La più estrosa è però forse la Fontana dei Giganti con davanti la cosiddetta “Mensa del Cardinale”, una larga e lunga tavola in peperino usata per fastosi ricevimenti! 

 

 

LE PALAZZINE GEMELLE

E tra queste meraviglie, proprio davanti alla maestosa Fontana dei Mori, si ergono i due piccoli edifici gemelli costruiti in tempi diversi: le palazzine Gambara e Montalto.

La Palazzina Gambara con meravigliosi soffitti a cassettoni, stucchi ed affreschi di paesaggio, alcuni raffiguranti Villa d’Este a Tivoli, Palazzo Farnese a Caprarola e Villa Lante come era in principio; mentre la Palazzina Montalto, che nel nome ricorda il cardinale Alessandro Peretti di Montalto (nipote di papa Sisto V e successore del Gambara come amministratore apostolico di Viterbo all’età di 17 anni) che la fece ultimare nel 1590 è impreziosita da una combinazione di affreschi e intonaco modellato, quasi un trompe-l’œil ed un importante soffitto a cassettoni decorato.

 

 

Per la decorazione delle palazzine furono incaricati i più importanti artisti dell’epoca: Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta per la Palazzina Gambara; Agostino Tassi, il Cavalier d’Arpino e Orazio Gentileschi per la Palazzina Montalto. Le due costruzioni, simmetriche e a pianta quadrata, sembrano però non voler assolutamente interrompere il flusso d’acqua, elemento naturale e vero protagonista della Villa attraversata longitudinalmente da un ruscello che sgorga in alto dalla roccia e segue il pendio del terreno, sfruttando i dislivelli e raccordandosi con terrazze e fontane fino a placarsi nel quadrato della Fontana dei Mori.

 

COME MAI “VILLA LANTE”?

La residenza è però oggi conosciuta come Villa Lante poiché nel 1656 per volere di papa Alessandro VII Chigi passò nelle mani di Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, duca di Bomarzo, quando la costruzione aveva già 100 anni di vita! Vuoi venire a visitare questa meraviglia del Lazio insieme a noi? Controlla il programma mensile per vedere quando!