Tra i meravigliosi palazzi di Roma, merita una particolare menzione la residenza che Maffeo Barberini, eletto papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII, fece edificare due anni dopo per i nipoti appena investiti di importanti cariche e onorificenze. Ma chi erano i Barberini?

 

LA FAMIGLIA BARBERINI

Si trattava di un’antica famiglia (XII secolo) originaria di Castello di Barberino in Val D’Elsa che, dopo essersi trasferita a Firenze, riuscì ad arricchirsi grazie alla produzione della lana, il cui commercio andava oltre i confini della città. Artefice della fortuna di famiglia fu proprio Maffeo Barberini: dopo gli studi a Firenze, Roma e Pisa, decise di intraprendere la carriera ecclesiastica mettendosi in luce per le sue brillanti doti di giurista e diplomatico, fino all’elezione al soglio pontificio.

 

 

Curiosità. Ma come mai i Barberini adottarono come emblema proprio le api? In principio la famiglia portava in realtà il nome di Tafani (il loro palazzo a Firenze era infatti Palazzo Tafani da Barberino), ma vista la denominazione poco signorile e l’ascesa delle loro fortune, decisero di mutarono il nome in “Barberini” (dal paese d’origine) sostituendo quindi su proprio stemma i tafani con le api! 

 

LA STORIA DI PALAZZO BARBERINI

Tornando a noi. Per meglio celebrare il nuovo ruolo di protagonista in città, Urbano VIII acquistò una villa sul Quirinale appartenuta alla potente casata degli Sforza incaricando Carlo Maderno della sua trasformazione nella nuova sontuosa residenza di famiglia. L’architetto realizzò un progetto innovativo: non demolì l’edificio preesistente, ma lo inglobò in una nuova struttura ad ali aperte che incorniciava un vastissimo giardino, con piante rare, cortili segreti e giardini all’italiana: un progetto fortemente innovativo per l’epoca! Nel 1629 alla direzione del cantiere subentrò Gian Lorenzo Bernini a cui si deve la straordinaria facciata che ancora oggi accoglie i visitatori: un elegante portico su cui si innalza una finta loggia vetrata. Cuore del palazzo è certamente l’imponente salone di rappresentanza sapientemente affrescato con la “Il Trionfo della Divina Provvidenza” da Pietro da Cortona.

 

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Tra le meraviglie architettoniche del palazzo vi sono certamente i due imponenti scaloni che conducono al piano nobile: l’imponente scalone d’onore del Bernini a pianta quadrata nell’ala est e la straordinaria scala elicoidale di Francesco Borromini nell’ala ovest, entrambi oggi percorribili. Fu così che il palazzo, nel giro di pochissimi anni, divenne l’emblema del barocco romano!

 

 

Numerose furono inoltre le maestranze che qui lavorarono ininterrottamente fino alla metà del Settecento quando cioè l’ultima erede diretta, Cornelia Costanza, fece realizzare un appartamento in stile rococò all’ultimo piano, abitato poi dai discendenti della famiglia Barberini fino al 1955.

 

LA CREAZIONE DELLA GALLERIA NAZIONALE DI ARTE ANTICA

E la storia del palazzo come Museo Nazionale aperto al pubblico cominciò proprio nel 1953 divenendo sede della Galleria Nazionale di Arte Antica insieme a Palazzo Corsini, che lo era già dal 1895. Divenuta ormai insufficiente ad accogliere un lascito sempre crescente di opere, l’acquisto di una nuova sede divenne indispensabile! Diversamente dalla quadreria Corsini, dell’originaria collezione dei Barberini rimane ben poco (già nel Settecento infatti iniziarono le prime dispersioni), ma passeggiando oggi tra le sale del museo è possibile riconoscere questo piccolo nucleo di dipinti grazie alla sigla “F” apposta (seguita da numeri progressivi), come nel caso della celebre Fornarina di Raffaello (F1).

 

Raffaello_Fornarina-Galleria-Barberini_lasinodoro

La Fornarina

 

L’allestimento cronologico delle opere esposte nelle sale rende possibile effettuare uno straordinario viaggio nella storia dell’arte dal Duecento al Settecento, anche se i secoli maggiormente rappresentati sono il Cinquecento e il Seicento. Tra i capolavori da ammirare, oltra alla già citata Fornarina, meritano particolare menzione le tre tele di Caravaggio, Giuditta e Oloferne, San Francesco in meditazione e Narciso.

 

mostra giuditta_Caravaggio_lasinodoro

 

 

E ancora Cristo e l’Adultera del Tintoretto; l’Annunciazione di Filippo Lippi e quelle di molti altri straordinari artisti: Perin del Vaga, il Bronzino, Giulio Romano, Lorenzo Lotto, il Garofalo, il Guercino e Nicolas Poussin.

 

 

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