Secondo tradizione fu lo stesso imperatore Costantino, tra 320 e 325 d.C., a volere la realizzazione di un battistero da innalzare non all’interno della Basilica cristiana, ma subito accanto.

 

IL BATTISTERO DI COSTANTINO

L’edificio, dedicato a San Giovanni in Fonte, sorse al posto di un impianto termale di II secolo d.C. parte probabilmente della Domus Faustae appartenuta alla famiglia di Fausta, moglie di Costantino. Per la sua costruzione, fu utilizzata una grande sala a pianta rotonda trasformata in una struttura a pianta centrale della stessa tipologia del Mausoleo di Santa Costanza e del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Difficile stabilire se il battistero fosse già, fin da principio, a pianta ottagonale, forma che risale con certezza al V secolo, dalla  forte valenza simbolica: sette furono i giorni della Creazione, l’ottavo quello della Resurrezione, e cioè la Pasqua.

 

 

 

LE PRIME TRASFORMAZIONI DEL BATTISTERO

L’interno presenta un anello scandito da otto colonne di porfido – qui poste da papa Sisto III – che sorreggono un architrave sormontato da tiburio, che lo isolano dal deambulatorio, il corridoio circolare più esterno. Un recinto circolare fa da corona al fonte battesimale, un sarcofago di basalto verde egiziano già usato per battesimi ad immersione. L’antica vasca che occupava un’abside del frigidarium termale dell’edificio precedente, fu trasformato probabilmente nella piscina battesimale del battistero costantiniano. L’acqua che alimentava la piscina sgorgava dalle bocche di sette cervi in argento, rubati dai Vandali di Gensenico nel 455 e sostituiti dagli attuali nel 1967 da Paolo VI Montini, pontefice che promosse grandi restauri grazie ai quali vennero riportate alla luce le terme sottostanti e le varie fasi della storia dell’edificio.

Soltanto in questo edificio sacro, che faceva parte integrante della residenza pontificia, ogni anno, alla vigilia di Pasqua, i papi somministravano il battesimo ai catacumeni. E un luogo di così fondamentale importanza, non poteva non essere stato modificato più volte durante il corso dei secoli.

 

IL BATTISTERO ALL’INTERNO

Varcando infatti oggi la soglia dell’ingresso sulla piazza antistante, l’interno del battistero appare subito nel suo insieme barocco, mostrando in terra il grande stemma con le api di Urbano VIII Barberini, papa a cui si deve il ciclo di affreschi che corre lungo le pareti con episodi della vita di Costantino (realizzati da diversi artisti tra i quali anche Carlo Maratta). Fu Paolo III Farnese a sostituire invece i mosaici scomparsi durante il Sacco di Roma del 1527 nella volta anulare con un soffitto ligneo dorato, con i simboli, fregi e figure intagliate policrome: la Vergine Assunta, Gesù Salvatore, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.

 

 

Grazie ai restauri del 1967, è stato possibile comprendere pienamente la lunga storia del battistero. Sappiamo per esempio che fu rimaneggiato già nel V secolo con gli interventi di papa Sisto III che aggiunse il pronao di ingresso con due colonne di porfido e di papa Ilaro, al quale si deve l’aggiunta delle tre cappelle che si aprivano, come un trifoglio sui lati del battistero.

 

LE CAPPELLE DEL BATTISTERO

La cappella dedicata a San Giovanni Evangelista, oggi usata come sacrestia, conserva la sua forma originaria a croce greca con mosaico centrale in cui è raffigurato l’Agnello – Cristo circondato da una ghirlanda di fiori con all’interno i simboli eucaristici (uva e spighe di grano). Nella cappella dedicata a San Giovanni Battista sull’altare vi è una statua in bronzo che lo ritrae opera settecentesca di Luigi Valadier, padre di Giuseppe, copia di quella lignea cinquecentesca scolpita da Donatello. Ma è qui che si trovano anche le famose porte “melodiose” (provenienti dalle Terme di Caracalla) che emettono nel muoversi un suono di organo dovuto alla vibrazione del cardine nel pesante bronzo. Le due cappelle vennero edificate da papa Ilaro come ringraziamento ai due santi per lo scampato pericolo corso durante il II° Concilio di Efeso del 449, manovrato dal monaco monofisita Eutiche che negava la duplice natura del Cristo (umana e divina). La terza cappella, dedicata alla Santa Croce, fu eliminata invece nel 1586 da Domenico Fontana per volere di papa Sisto V Peretti per creare il nuovo ingresso al battistero aperto così sulla piazza antistante.

 

 

Nelle absidi dell’ingresso originario del battistero (dove vi è il pronao di Sisto III) furono ricavate due cappelle per volere di papa Anastasio IV intorno al 1054: la Cappella dei Santi Martiri Cipriano e Giustina impreziosita da un mosaico del secolo V a racemi con un emiciclo con l’Agnello, quattro colombe e piccole croci gemmate, e la Cappella delle Sante vergini Rufina e Seconda martirizzate durante la persecuzione di Valeriano nel III secolo d.C.

Collegato da un breve corridoio all’ambulacro del battistero, tra la Cappella di San Giovanni Evangelista e l’atrio, vi è la Cappella di San Venanzio ricavata direttamente in un altro ambiente delle antiche terme romane in origine porticato e con pavimentazione a mosaico in tessere bianche e nere. La cappella fu voluta da papa Giovanni IV Dalmata nel VII secolo per accogliere le reliquie dei martiri Venanzio (vescovo di Dumno) e Domnione (vescovo di Salona). Straordinario il mosaico dell’abside con Cristo benedicente tra santi e vescovi in cui compare anche il papa che offre il modellino della chiesa.

 

 

Il Battistero di San Giovanni in Fonte è quindi un edificio importantissimo che rimase sempre operante e con un ruolo centrale nella vita della Roma cristiana, tanto da essere parte integrante del complesso del Laterano e della residenza stessa dei Pontefici.

Una curiosità. Nel 1347, durante il periodo avignonese, proprio nel Battistero, il giovane Cola di Rienzo si pose a capo del popolo di Roma!