In via di Monserrato, nel cuore del rione Regola, vi è un luogo particolarmente suggestivo dell’intero centro cittadino, la cui storia è ovviamente antichissima.

 

GIROLAMO A ROMA

Tutto ebbe inizio nel 382 d.C. quando papa Damaso chiamò a Roma dall’Oriente Girolamo, padre e Dottore della Chiesa, colui che si occupò di spiegare e tradurre in latino le Sacre Scritture. A Roma, divenuto segretario del pontefice, Girolamo andò ad abitare, si dice, nella casa della matrona Paola che fu poi trasformata in una piccola chiesa proprio a lui dedicata, in ricordo del suo soggiorno.

 

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ARCICONFRATERNITA E CHIESA DI SAN GIROLAMO DELLA CARITA’

La chiesa fu officiata dai Minori Osservanti fino al 1536, anno che vide il loro trasferimento nella Chiesa di San Bartolomeo all’Isola, salvo poi legare il proprio destino a quello dell’Arciconfraternita della Carità promossa nel 1520 con apposita bolla papale da Leone X de’ Medici e fondata qualche tempo prima come “semplice” confraternita dal cugino Giulio insieme ad altri nobili fiorentini. Il cardinale, divenuto poi papa con il nome di Clemente VII, concesse all’Arciconfraternita la casa e la chiesa che da quel momento iniziò a chiamarsi appunto San Girolamo della Carità.

 

FILIPPO NERI E LA NASCITA DELLA CONGREGAZIONE DELL’ORATORIO

Tra il 1551 e il 1583 il complesso ospitò un’altra figura di particolare rilievo, Filippo Neri, che visse più di 30 anni proprio nel convento annesso alla chiesa. Qui il suo principale ministero divenne l’esercizio del confessionale e fu proprio qui che Filippo iniziò, nella semplicità della sua piccola camera, quegli incontri di meditazione, di dialogo spirituale, di preghiera, che costituiscono l’anima ed il metodo dell’Oratorio. Ben presto quella cameretta non bastò al numero crescente di amici spirituali tra i quali vi erano anche per esempio Cesare Baronio e Francesco Maria Tarugi, futuri cardinali. Nacque così, senza un progetto preordinato, la Congregazione dell’Oratorio che trovò infine nella Chiesa Nuova la sua definitiva sistemazione.

 

 

LA CHIESA E LE OPERE D’ARTE

La chiesa di San Girolamo, distrutta da un violento incendio nel 1631, fu completamente ricostruita nel 1657 da Domenico Castelli compresa l’elegante facciata barocca opera di Carlo Rainaldi. L’interno, a navata unica coperta da un ricco soffitto ligneo intagliato, è ricco di opere d’arte.

 

 

Tra queste meritano particolare menzione l’altare maggiore disegnato da Carlo Rainaldi sui cui è posta una copia dell’Ultima comunione di San Girolamo del Domenichino (l’originale è oggi custodito nella Pinacoteca Vaticana), realizzata sull’esempio del celebre dipinto di Agostino Carracci e la Cappella Antamoro datata al 1708, unica opera romana di Filippo Juvarra, ornata dalla statua marmorea di San Filippo Neri di Pierre Legros.

 

 

LA CAPPELLA SPADA

Gioiello indiscusso della chiesa è però la straordinaria Cappella Spada, realizzata nel 1654 da Virgilio Spada, in collaborazione si dice con Francesco Borromini, con l’obiettivo di elevare la propria famiglia realizzando un luogo di eterna memoria ed esibizione del prestigio familiare. Di forma raccolta e rettangolare, la cappella si caratterizza per il gioco dei marmi policromi e per le forme armoniose; sull’altare è posta un’antica icona della Madonna, mentre ai lati, adagiate su divanetti in marmo giallo, vi sono le statue di Giovanni Spada, avvocato concistoriale e uditore di Papa Innocenzo IV e di Bernardino Lorenzo Spada, vescovo di Calvi. A delimitare la cappella non vi è una semplice balaustra, ma due angeli in marmo bianco inginocchiati, che reggono una tovaglia dell’Eucarestia in diaspro di Sicilia rigato.

 

 

Una curiosità. L’angelo sulla destra presenta ali non preziose, sono state infatti realizzate in legno: come mai? Perché così possono ruotare su perni per dare accesso alla cappella! Il trionfo dell’arte barocca, poteva forse offrire una soluzione meno pomposa e teatrale? Vieni a visitare questo capolavoro d’arte insieme a noi: scopri qui quando!

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