Tra i vicoli del centro storico, si apre la straordinaria piazza della Rotonda e lo stupore è sempre identico, tutte le volte. La piazza è così chiamata per la presenza del monumento che è indubbiamente uno dei simboli della città di Roma: il Pantheon, il cui nome viene dal greco e vuol dire proprio “tutte le divinità”. L’imponente edificio risale all’epoca augustea o meglio le notizie della sua esistenza: fu infatti Agrippa, amico fidato e genero di Ottaviano Augusto, a far erigere il primo tempio che era leggermente diverso da quello che vediamo oggi. Controlla nel programma mensile per vedere quando è possibile visitare il Pantheon insieme a noi!

 

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IL PANTHEON DI ADRIANO

Il tempio fu completamente ricostruito dall’imperatore Adriano nel II secolo d.C. e il ricordo di quanto fatto da Agrippa fu però impresso per sempre nella pietra dell’architrave: “M(ARCUS) AGRIPPA L(UCI) F(ILIUS) CO(N)S(UL) TERTIUM FECIT”, ossia “Marco Agrippa, figlio di Lucio, durante il suo terzo consolato, fece”. Come casa di tutti gli dei, al suo interno si aprono, nelle pareti, edicole e nicchie che in passato erano destinate ad ospitare le statue delle numerose divinità che qui si veneravano.

 

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LA STRUTTURA DEL PANTHEON

Ma ciò che colpisce il visitatore è l’imponente mole dell’intera struttura, un’opera di straordinaria ingegneria, realizzata su pianta circolare (il Pantheon è detto la “rotonda” proprio per la sua forma). La distanza dal pavimento al sommo della cupola è identica al diametro, così lo spazio interno risulta essere costituito da una sfera perfetta, inserita in un cilindro alto come il raggio di questa. E proprio la sua immensa cupola, con il grande oculus, unica finestra dal diametro di ben 9 metri, diviene protagonista di un’altra straordinaria curiosità: piove o non piove all’interno del Pantheon?

 

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L’OCULUS DEL PANTHEON IL 21 APRILE

Questo speciale “occhio” aveva in realtà anche un importante significato astronomico. I raggi del sole infatti, entrando all’interno del monumento proprio tramite quest’apertura, vanno a colpire tuttora le pareti interne del tempio, proprio come un riflettore di scena, scandendo il passare delle stagioni ed evidenziando in determinati giorni e in determinati orari le edicole e le nicchie. Ma la fascia luminosa si dirige e colpisce perfettamente la porta d’ingresso del Pantheon nel giorno del 21 aprile, data della nascita di Roma: a mezzogiorno esatto, il raggio di luce centrava, e centra ancora oggi, proprio l’ingresso del tempio. E immaginate quindi quale impressione poteva suscitare negli spettatori la visione dell’imperatore Augusto che, nel momento esatto in cui varcava la soglia del Pantheon, veniva illuminato dai raggi del sole, come succede oggi sul palcoscenico!

 

DA PANTHEON A CHIESA

In seguito alla caduta dell’impero romano, l’edificio nel 608 venne donato dall’imperatore bizantino Foca a papa Bonifacio IV, il quale trasformò il tempio pagano in chiesa con il nome di Santa Maria ad Martyres. Questa dedica fece circolare la voce (a torto o a ragione chi lo sa) che nel pavimento fossero stati deposti 28 carri di ossa di martiri, tolti dalle catacombe cittadine.

 

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LE SPOLIAZIONI DEL PANTHEON

Nel corso dei secoli il Pantheon, costruito con materiali molto pregiati, subì numerose spoliazioni e le più famose sono quelle di Costantino III – che si portò via il tetto di tegole bronzee dorate credendolo oro zecchino – e di papa Urbano VIII Barberini, il quale ordinò al Bernini nel 1632 di spogliare le travature del pronao del loro rivestimento bronzeo per farne 80 cannoni per Castel Sant’Angelo e le colonne tortili del baldacchino della Basilica di San Pietro. Ma il papa chiese anche al grande artista di costruire, ai lati della facciata del Pantheon, due campaniletti, soprannominati popolarmente “orecchie d’asino”, disprezzate completamente dal popolo, che furono rimosse nel 1883. Ma i cambiamenti apportati al monumento non finiscono qui.

 

 

 

LE SEPOLTURE DEL PANTHEON

Da tempio a chiesa, il Pantheon diventò infine anche luogo di sepoltura. Lo scelse per primo Raffaello nel 1520 e da allora molti furono gli artisti che aspirarono ad emulare il sommo pittore, ma invano, finché nel 1878 il tempio divenne sacrario d’Italia, accogliendo le sepolture dei sovrani Vittorio Emanuele II ed Umberto I con la consorte, la regina Margherita.