Tra le meraviglie “nascoste” di Roma, vi è un luogo rimasto a lungo chiuso al pubblico e che proprio in questo periodo (covid permettendo!) ha nuovamente aperto le sue porte dopo i lunghi interventi di restauro: il mausoleo di Sant’Elena.

 

IL COMPLESSO SULLA CASILINA

Siamo sulla Casilina e precisamente al III miglio dell’antica via Labicana, proprio accanto alla Chiesa Santi Marcellino e Pietro ad Duas Lauros. Qui fin dell’epoca della repubblica, i romani scelsero di farsi seppellire all’interno di una necropoli che poi crebbe tra II e III secolo d.C. divenendo cimitero degli equites singulares, cavalieri della guardia imperiale. Durante il corso del IV secolo, la necropoli iniziò ad ospitare anche alcune tombe di martiri cristiani, dando così origine alle vaste catacombe dedicate ai Santi Marcellino e Pietro considerate, per il ricco corredo di pitture per lo più risalenti al IV secolo d.C., una vera e propria pinacoteca dell’epoca!

 

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Ed è qui che Costantino, tra 315 e 325 d.C., fece erigere all’interno della proprietà imperiale nota come Fundus Laurentus (o Lauretum) collegata al palazzo imperiale del Sessorium (presso la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme), la Basilica dei Santi Marcellino e Pietro, periti durante la persecuzione di Diocleziano e il Mausoleo dinastico in cui sarà sepolta, intorno al 329 d.C., la madre Elena, dando inizio alla cristianizzazione monumentale del suburbio.

 

IL MAUSOLEO DI SANT’ELENA

Il Mausoleo, a pianta circolare con diametro di oltre 20 metri e basamento articolato internamente con nicchie circolari e rettangolari, era impreziosito da sontuose decorazioni e sovrastato da un’imponente cupola alla base della quale furono inserite delle anfore olearie iberiche vuote, dette “pignatte”, che avrebbero poi dato origine nel 1547 alla denominazione di Tor Pignattara! Questa tecnica costruttiva era abbastanza diffusa in epoca romana e se ne trovano infatti testimonianze di utilizzo in vari altri edifici come per esempio il mausoleo di Valerio Romolo sull’Appia Antica, il tempio di Minerva Medica in via Giolitti o ancora il mausoleo dei Gordiani sulla Via Prenestina.

 

 

Con la caduta dell’impero romano, l’area perse importanza e anzi l’edificio fu parzialmente distrutto tra XI e XII secolo quando il sarcofago di Sant’Elena fu traslato al Laterano, mentre oggi possiamo ammirarlo nei Musei Vaticani. Il sarcofago, in elegante porfido rosso, presenta le pareti esterne decorate con scene di guerra, soggetto quindi non tipicamente femminile, cosa che porta a ritenere che fosse inizialmente destinato forse ad ospitare le spoglie di Costantino e solo in seguito utilizzato per Elena.

 

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LA STORIA DEL COMPLESSO DAL MEDIOEVO AD OGGI: L’ANTIQUARIUM

La proprietà imperiale sulla Casilina si trasmise quindi alla chiesa di Roma, perpetuando così il potere che passò dallo stato all’autorità ecclesiastica. All’interno del mausoleo, nel XVII secolo, furono costruite la chiesetta dedicata ai Santi Marcellino e Pietro e l’annessa canonica, ampliata nel XVIII secolo, in concomitanza con la chiusura della nicchia principale del tamburo dove era posto il sarcofago di Elena.

 

 

E grazie agli ultimi interventi di recupero e restauro è qui che è stato allestito un piccolo ma interessante Antiquarium in cui sono esposti reperti che illustrano le vicende storiche dell’area, delle catacombe e del complesso costantiniano, secondo un allestimento pensato per non risultare in contrasto con il contenitore antico e capace di raccontare così l’interessante storia del territorio di appartenenza.

 

 

 

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