Roma è la “città dell’acqua” e molte sono le curiose fontanelle sorte qua e là in tutto il centro storico durante il corso dei secoli. Qualche esempio? Ma certo!

 

GLI ACQUEDOTTI DELL’URBE

Roma e l’acqua: che accoppiata! Molti furono infatti gli acquedotti costruiti già in epoca romana per dotare l’Urbe di acqua corrente, pura e filtrata da utilizzare nei monumenti pubblici (come per esempio le terme) e in quelli privati, ma anche nell’allevamento e nell’agricoltura. Questi cessarono di essere utilizzati con la caduta di Roma e il celebre taglio degli acquedotti di Vitige nel 537 d.C.

Fu solo dalla fine del Cinquecento, con la riattivazione dell’Acquedotto Vergine e la costruzione degli acquedotti Felice (voluto da Sisto V Peretti nel 1587) e Paolo (papa Paolo V Borghese ripristinò l’acqua Traiana nel 1605) che Roma tornò ad essere fornita di copiosa acqua. Questi tre acquedotti, potenziati nei secoli, costituirono la rete di distribuzione idrica della città fino al 1865 quando Pio IX fece costruire il primo acquedotto di concezione moderna, l’Acqua Pia Antica Marcia, che garantiva la distribuzione capillare nelle abitazioni. Fu così dunque che a partire dal Cinquecento Roma iniziò ad essere impreziosita dalle fontane: accanto alle più scenografiche, anche le più piccole e curiose. Quali?

 

FONTANELLE CON STATUE PARLANTI

Il Babuino e il Facchino, compagni di avventure delle altre Statue Parlanti (Pasquino, Marforio, Madama Lucrezia e l’Abate Luigi), oltre a parlare e rivelare il malcontento popolare, sono impreziosite da vasche, divenendo quindi fontanelle pubbliche. Entrambe infatti furono addossate a palazzi nobiliari: il primo nella via omonima, apparteneva ad Alessandro Grandi; il secondo in via del Corso a Jacopo del Conte. Il Babuino rappresenta in realtà un Sileno, ma per la sua bruttezza, fu ben presto ribattezzato il babuino appunto. Il Facchino invece ritrae un “aquarolo”, un portatore d’acqua che per poche lire vendeva l’acqua presa con botti dalle fontanelle o dal Tevere, ricordando un mestiere assai diffuso in città almeno fino alla metà del 1500!

 

 

FONTANA DELLA TERRINA

Realizzata nel Cinquecento su progetto di Giacomo Della Porta per essere posta al centro di Campo de’ Fiori, lasciò la sua collocazione originaria per far spazio al Monumento di Giordano Bruno ed essere quindi collocata nel 1924 dove la vediamo oggi, davanti alla Chiesa Nuova lungo Corso Vittorio Emanuele II. In origine la fontana era costituita solo da una semplice vasca, ma era sempre piena di rifiuti del mercato e così nel 1622 fu posta come copertura un enorme coperchio con inciso il motto “Ama Dio e non fallire, fa del bene e lassa dire” e dal quel momento diventò appunto la “terrina”.

 

 

 

FONTANA DELLA PALLA DI CANNONE

Proprio di fronte a Villa Medici, nel 1589 Annibale Lippi realizzò per il cardinale Ferdinando de’ Medici una fontana costituita da una vasca ottagonale a livello strada con tazza circolare, in cui in origine vi era il giglio dei Medici, sostituito poi dalla sfera attuale. Si racconta che nel 1656 la regina Cristina di Svezia, durante una visita a Castel Sant’Angelo, fece sparare un colpo contro il portone di Villa Medici. Si era resa conto di essere in ritardo per il suo appuntamento con un pittore e quindi sparò per annunciare il suo imminente arrivo. La palla quindi sarebbe stata raccolta e posta nella fontana proprio in ricordo dell’evento. Incredibile ma vero, sul portone della villa, sembra realmente essere il segno dello sparo!

 

 

FONTANA DEL NAVIGANTE

Commissionata per ornare l’emiciclo sovrastante il nuovo Porto di Ripetta voluto da Clemente XI, fu realizzata da Alessandro Specchi e Carlo Fontana, con il travertino crollato dal Colosseo per il terremoto del 1703. Dopo il 1870, con i lavori di costruzione dei muraglioni del Tevere, il porto fu demolito, ma la fontana venne salvata e rimontata nel 1930 nel vicino slargo sul Lungotevere (piazza del Porto di Ripetta). La fontana è composta da una scogliera sormontata da tre monti e da una stella in ferro battuto, simboli araldici di papa Albani. Accanto ad essa, si possono inoltre vedere le due colonnine (anche loro già presenti nel porto) con le indicazioni delle esondazioni del Tevere durante i secoli!

 

 

 

FONTANA DELLA NAVICELLA

Sempre in tema marittimo, vi è poi la Fontana della Navicella, posta proprio di fronte alla Chiesa di Santa Maria in Domnica al Celio. Qui si racconta che una scultura a forma di nave vi sia in pratica sempre stata. Tutto forse ebbe inizio in epoca romana con i marinai della flotta di Capo Miseno che qui risiedevano in un’apposita caserma, i quali fecero realizzare una scultura a forma di nave come ex voto da offrire alla dea Iside, protettrice dei naviganti. La scultura attuale risale però al 1518 circa e venne realizzata da Andrea Sansovino e fu riadatta a fontana solo nel 1931 quando venne realizzato il bacino per l’acqua dal fondo costituito da ciottoli di fiume e decorato con figure di pesci e imbarcazioni. 

 

 

Quali sono le altre fontanelle più curiose? Vi aspettiamo nel prossimo articolo per scoprirle insieme!

 

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