“Sarà la scultura più bella di Roma!”

Sembra fu questo ciò che esclamò il giovane Michelangelo una volta terminata la “Pietà”, quando decise, per la prima e ultima volta nella sua lunga carriera, di apporre la firma sulla fascia che attraversa il petto della Vergine. Di certo, a distanza di molti secoli, non gli si può dar torto!

 

MICHAEL.A[N]GELVS BONAROTVS FLORENT[INVS] FACIEBAT
Lo fece il fiorentino Michelangelo Buonarroti

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LA COMMITTENZA

Michelangelo quando realizzò l’opera, tra il 1498 e il 1499, aveva solo 24 anni ma già aveva dimostrato tutto il suo talento, non solo a Firenze, ma anche a Roma, dove era giunto un paio d’anni prima per volere del potente cardinale Raffaele Riario. La prestigiosa commissione gli arrivò dall’anziano cardinale francese Jean Bilhères de Lagraulas, (ambasciatore di Carlo VIII re di Francia presso la corte papale all’epoca di Alessandro VI Borgia), desideroso di una scultura raffigurante “una Vergine Maria vestita, con Christo morto in braccio”, per adornare la sua tomba in Santa Pretronilla, una cappella annessa alla basilica costantiniana di San Pietro (andata poi distrutta nella costruzione della “nuova” basilica).

 

LA SCELTA DEL MARMO

Il giovane artista come sempre decise di recarsi personalmente nelle cave di Carrara per scegliere il miglior blocco di marmo, un unico blocco da cui far emergere le due figure (che non presentano pezzi supplementari), seguendo anche il trasporto a Roma, in un viaggio che durò ben nove mesi!

 

DESCRIZIONE DELL’OPERA

Michelangelo scelse per la sua opera una composizione molto insolita per la scultura italiana del tempo. Infatti, il gruppo definito “della pietà” era molto in voga Oltralpe soprattutto in pittura o in piccole sculture lignee (dove erano note con il nome di Vesperbild), perché ben rappresentava il momento dolente del trapasso di Cristo e del lamento della Santa Madre, ma non era assolutamente usuale nella scultura lapidea a grandezza naturale.

 

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La composizione michelangiolesca, visibile solo da davanti (infatti il retro della scultura è solo sbozzato), ha un’impostazione classica, che ricorda molto le statue antiche, sebbene il maestro riuscì ad imprimere importanti novità, come la struttura piramidale, equilibrata, monumentale, che non permette distrazioni dal compatto nucleo del dramma, essendo il corpo di Gesù totalmente inserito nel contorno di quello di Maria. Non solo.

Sebbene il pesante panneggio delle vesti della Vergine, così come la dolcezza dei volti, risentano delle suggestioni di artisti quali il Verrocchio e il Perugino, l’ovale del giovane viso di Maria e l’impeccabile corpo di Cristo dimostrano già quella ossessiva ricerca della “bellezza ideale”, che definì tutta la carriera del Buonarroti. L’opera inoltre è caratterizzata da una forma nobile e contenuta, funzionale ad un dolore profondo, interiore, senza alcun tipo di esternazione, se non la percezione di un viscerale e composto silenzio.

L’emozione è tutta contenuta nel gioco dei sinonimi e dei contrari: il volto di Maria “troppo giovane” (una giovinezza che rivela perfezione d’animo e incorruttibilità dal peccato) e quello del figlio morto; la postura verticale e “possente” della donna, accentuata dal pesante panneggio e il longilineo, glabro e orizzontale corpo di Gesù; le mani della Vergine che sorreggono e il braccio del Cristo abbandonato.

 

 

Michelangelo lavorò il marmo fino all’ultimo grado di finitura, consentendo di percepire con la sola vista la differenza fra le varie parti, portando ad un sublime grado di perfezione quest’opera senza tempo.

 

LA FAMA NEI SECOLI SUCCESSIVI

La scultura michelangiolesca raggiunse una vasta notorietà divenendo fin da subito un modello per gli artisti contemporanei e fu molto celebrata anche in seguito. Così Giorgio Vasari descriveva l’opera:

“[Riguardo alla Pietà] non pensi mai, scultore né artefice raro, potere aggiungere di disegno né di grazia, né con fatica poter mai di finezza, pulitezza e di straforare il marmo tanto con arte, quanto Michelagnolo vi fece, perché si scorge in quella tutto il valore et il potere dell’arte.”

Tra i primi artisti a riconoscere tutta la genialità di Michelangelo, vi fu Raffaello che trasse ispirazione dalla “Pietà” per la Pala Bagilioni o Deposizione Borghese, mentre in seguito fanno per esempio riferimento all’opera, con particolare attenzione al braccio del Cristo, pittori come Caravaggio e Jacques-Louis David, rispettivamente nella Deposizione (1602-1604) e nella Morte di Marat (1793).

 

 

La scultura è oggi visibile entrando nella “nuova” Basilica di San Pietro, nella prima cappella a destra, dove un vetro infrangibile la protegge da eventuali ulteriori atti vandalici, ma non dagli sguardi bramosi degli amanti del Bello! Controlla nel programma mensile quando è prevista la prossima visita guidata in Vaticano.