Dopo aver parlato di Caligola, Nerone e Domiziano, arriviamo a Caracalla, l’imperatore più celebre dalla dinastia dei Severi, forse anche per l’aspetto così violento dei suoi anni al potere. Ma andiamo con ordine. 

 

A cosa si deve il nome “Caracalla”?

Figlio di Settimio Severo e Giulia Domna, Lucio Settimio Bassiano (questo il nome ufficiale) nacque a Lione nel 186 d.C. Ma come mai tutti noi lo chiamiamo semplicemente “Caracalla”? Il soprannome è legato ad un particolare tipo di mantello militare lungo fino ai piedi con cappuccio (di origine celtica) che era solito indossare e che introdusse egli stesso a Roma, rendendolo popolare distribuendolo a popolo e soldati.

Aveva un fratello, Geta, con il quale condivideva la passione per i giochi gladiatori, le corse dei cocchi e i piaceri della vita, ma nulla più, anzi, tra i due non correva proprio buon sangue! Settimio Severo introdusse i due fratelli al campo e alla battaglia fin dai giovanissimi, ma non riuscì ad inculcare loro alcun valore paterno.

 

Tondo-Severiano_Giulia-Domna_lasinodoro

 

Nel 198 d.C. venne associato nell’Impero (a soli 18 anni di età) e due anni dopo il padre organizzò il matrimonio con Fulvia Plautilla, figlia del prefetto del pretorio Gaio Fulvio Plauziano. L’uomo diede alla figlia una dote bastante per cinquanta donne di rango reale e il banchetto, come testimonia Cassio Dione (che partecipò in prima persona alle celebrazioni), fu in “stile imperiale e barbarico”, in quanto agli invitati furono serviti cibi crudi e vivi! Ma tra i due non scoppiò mai l’amore, anzi.

Nel 205 d.C. Caracalla divorziò dalla moglie – con la quale tra l’altro si era sempre rifiutato di mangiare o dormire – mandandola poi in esilio a Lipari col fratello, dove venne infine fatta giustiziare. 

 

Il fraticidio e le altre uccisioni

Alla morte di Settimio Severo nel 212 d.C., iniziarono i problemi poiché i due fratelli che già non andavano d’accordo, certamente non avevano intenzione di condividere il potere. La madre, Giulia Domna, tentò invano di riconciliarli: si racconta infatti che un giorno abbia fatto chiamare Geta per rappacificarsi con il fratello, quando gli piombarono addosso i sicari di Caracalla che lo pugnalarono a morte!

L’arma dell’assassinio fu da Caracalla consacrata nel Tempio di Serapide pronunciando la celebre esclamazione: Sit divus dummodo non vivus e cioè “Sarai un Dio, ma non sei vivo”! E’ così che riuscì a divenire l’unico imperatore al comando. Secondo alcuni, per sedare gli animi ed evitare sommosse, ordinò l’uccisione di più di 20.000 persone, tra cui vi era anche il suocero, e spense nel sangue i tumulti dei soldati e le proteste dei fautori di Geta, tra cui il giurista Papiniano.

 

Le imprese di Caracalla oltre alle Terme

Celebre fu – e lo sappiamo bene – la straordinaria costruzione di un nuovo complesso termale che portano ancora oggi il suo nome, il più grande e mai visto in città.

 

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Per guadagnarsi la simpatia dell’esercito aumentò gli stipendi, alzando la paga anche dei legionari; dovette di conseguenza inasprire le tasse e mentre la moneta si svalutava, ne coniò una nuova.

Nel campo del diritto, emanò l’importante Constitutio Antoniniana, per cui diventavano cittadini (e quindi nuovi contribuenti) tutti gli abitanti liberi dell’Impero.

 

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Cercò inoltre la gloria militare, sognando di essere un secondo Alessandro Magno, senza tuttavia riuscirci.

Nel 213 d.C., nella Rezia (regione che in antico comprendeva tutti i territori alpini e subalpini degli odierni Alto Adige e parte della Baviera, della Svizzera e dell’Austria), vinse gli Alemanni; passò poi in Oriente, cercando di assoggettare la Parzia (non ci riuscì ma il suo intervento portò a grandi contrasti interni) salvo poi dirigersi verso il Danubio dove concluse un accordo coi Daci e poi in Asia, stanziandosi a Nicomedia per preparare la guerra. Qui fece prigioniero, a tradimento, Abgare, principe dell’Osroene, impadronendosi nel 216 d.C. del suo Stato e facendo di Edessa una colonia romana.

Stesso comportamento attuò anche ad Alessandria d’Egitto: invitò i primi cittadini a un banchetto, li fece uccidere tutti, poi sparse le soldatesche per le vie a fare un vero e proprio massacro di cittadini! Alessandria venne abbandonata al saccheggio e poi divisa con un muro in due quartieri non più comunicanti. E per finire, fece ritorno in Antiochia muovendo guerra ai Parti per punire Artabano V che gli aveva rifiutato la mano della figlia: devastò la Media, occupò la città di Arbela e distrusse i sepolcri degli antichi re.

Mentre si trovava sulla via del ritorno, Caracalla morì sotto i colpi di una congiura organizzata da Opellio Macrino, prefetto del pretorio: l’esecutore fu Marziale, guardia imperiale, che odiava – si dice – Caracalla per la mancata promozione. Giulia Domna apprese ad Antiochia l’uccisione del figlio, ma mentre per Geta non aveva versato una lacrima (almeno secondo quanto sempre raccontato), per Caracalla si disperò al punto di lasciarsi morire di fame! 

 

I problemi di successione: cosa accadde dopo Caracalla?

A Caracalla succedette, quindi, per breve tempo proprio Macrino, che governò però solo fino al 218 d.C. I membri restanti della famiglia dei Severi avevano nel frattempo ricevuto l’ordine di lasciare il palazzo imperiale di Roma e di tornare nel luogo di origine della loro famiglia, in Siria: si trattava di Giulia Mesa, sorella di Giulia Domna, e delle figlie Giulia Soemia Bassiana e Giulia Mamea.

 

 

Mentre le donne cominciarono a complottare in favore del figlio di Giulia Bassiana, Eliogabalo, spargendo la voce che si trattasse di un figlio naturale di Caracalla, Macrino non riuscì a consolidare il suo potere.

 

 

Eligabalo infatti fu acclamato imperatore dalle truppe orientali, all’età di quattordici anni e Macrino fu giustiziato come un qualsiasi usurpatore.

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