La fabbrica di San Pietro. Come mai questo nome? Vediamo di scoprirlo insieme!

Probabilmente tutti sanno che la Basilica di San Pietro in Vaticano, così come la vediamo noi oggi, è in realtà la “seconda basilica” qui costruita e che la sua realizzazione è frutto di numerosi anni di lavoro, che coprono circa un secolo e mezzo.

 

LA BASILICA DI COSTANTINO

L’antica basilica infatti – non più visibile se non per piccole porzioni – era quella di IV secolo, voluta dall’imperatore Costantino, proprio sopra la sepoltura del santo martire, che sempre sul colle Vaticano fu anche martirizzato tramite crocifissione. Dopo circa mille anni, agli inizi del Cinquecento, si ritenne necessario sostituire la vecchia struttura con una nuova e sorprendente costruzione, vero e proprio inno non solo alla Cristianità ma anche e soprattutto al potere papale.

 

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LA BASILICA NEL CINQUECENTO: Giulio II con Bramante; Leone X con il Sangallo e il Peruzzi

Il pontefice che iniziò la nuova fabbrica di San Pietro fu Giulio II della Rovere con l’architetto Donato Bramante. Il primo progetto prevedeva una pianta a croce greca, con circoscritto all’interno un cerchio: un progetto ambizioso e carico di simbologie che si ispirava alle piante di due importanti edifici dell’antichità, il Pantheon e la Basilica di Massenzio. La morte del Pontefice e del Bramante portarono all’interruzione del progetto che venne ripreso per volere di papa Leone X de’ Medici, da Antonio da Sangallo il Giovane affiancato da Baldassarre Peruzzi. Anche di questo progetto per la “nuova” Basilica di San Pietro, si realizzarono solo poche parti, limitatamente ad un ulteriore consolidamento dei piloni bramanteschi e all’innalzamento del pavimento della nuova basilica, così da conferire maggiore illuminazione e più armonico equilibrio ad un complesso altrimenti troppo alto e stretto.

 

 

 

LA BASILICA CON PAOLO III e MICHELANGELO

Dopo alcuni anni di interruzione, a causa anche del tremendo Sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi, la costruzione riprese sotto il pontificato di Paolo III Farnese, che decise di affidare i lavori a Michelangelo. Questi decise di riprendere le suggestioni bramantesche, cercando però di semplificarle e rinvigorirle. 

 

 

 

LA STORIA DELLA CUPOLA

In particolare si concentrò sulla cupola, che doveva apparire come un gigantesco corpo quasi privo di peso, adagiato sul sostegno del tamburo. In realtà la morte sopraggiunse prima che potesse innalzarla e i lavori proseguirono prima con il Vignola e poi con Giacomo della Porta, che insieme a Domenico Fontana, ricevette l’incarico nel 1587 da papa Sisto V Peretti. Dopo molti giorni di ininterrotto lavoro, con oltre 800 operai che lavoravano sia di giorno che di notte alla luce delle fiaccole, si giunse a completare il “Cupolone” nel Maggio del 1590, con grande festa e fuochi d’artificio!

 

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LA BASILICA NEL SEICENTO: Paolo V e Carlo Maderno

Papa Paolo V però, agli inizi del Seicento, decise di demolire le restanti parti della vecchia basilica costantiniana e procedere con un “allungamento” della pianta della nuova basilica: questa modifica si era resa necessaria per ampliare gli spazi destinati ai fedeli, troppo ristretti ma anche per seguire il nuovo gusto dell’epoca. Fu così che venne chiamato Carlo Maderno a compiere gli ultimi passaggi che trasformarono la croce greca in una croce latina e la domenica delle Palme del 1516 il progetto poteva dirsi concluso, almeno in parte.

 

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L’ARRIVO DI GIAN LORENZO BERNINI

Negli anni successivi infatti, in particolare sotto i pontificati di Urbano VIII Barberini e Alessandro VII Chigi, sarà compito in particolare di Gian Lorenzo Bernini, portare a completamento non solo le decorazioni interne tra cui il famoso Baldacchino e la Cattedra, ma anche sistemare la piazza antistante la basilica, con il famoso colonnato, l’abbraccio della Chiesa ai suoi fedeli!

 

 

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