La Certosa di Trisulti è ancora oggi immersa nei boschi della cosiddetta Selva d’Ecio (così chiamata dalla pianta dell’elce o leccio) sui Monti Ernici, a pochi chilometri di distanza da Collepardo, in provincia di Frosinone. 

 

LA STORIA DELLA CERTOSA

La sua storia ha inizio nel 1204 quando papa Innocenzo III dei Conti di Segni decise di assegnare ai Certosini la gestione di una “nuova” abbazia, costruita accanto ad un primitivo complesso benedettino fondato da san Domenico di Sora poco prima dell’anno Mille e situata a poca distanza da quella attuale. Ecco quindi spiegato il termine “Certosa”, dai Certosini appunto, mentre il nome “Trisulti” sembra poter derivare dal latino a tribus saltibus, termine con cui si indicava un castello del XII secolo, gestito dai Colonna, che dominava i tre valichi boscosi (saltibus, appunto) che immettevano nella provincia di Campagna, nell’Abruzzo e nel Regno di Napoli.

 

LA CHIESA E I SUOI CAPOLAVORI

Alla Certosa, protetta e racchiusa da imponenti mura, si accede tramite un grande portale sormontato da un busto di San Bartolomeo, opera di Jacopo Lo Duca, allievo di Michelangelo. Da qui è possibile raggiungere il cuore del complesso, la piazzetta su cui si affacciano l’imponente chiesa consacrata nel 1211 e il cosiddetto Palazzo di Innocenzo III – che si caratterizza per il portico e l’elegante terrazza – destinato in origine ad antica foresteria, nei cui locali ospita oggi la Biblioteca Nazionale della Certosa che vanta ben 36.0000 volumi!

 

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La chiesa, dedicata alla Vergine Assunta, a San Bartolomeo e San Bruno (fondatore dei Certosini), è stata più volte rimaneggiata nel corso dei secoli, tanto che a noi della costruzione di inizio Duecento resta visibile unicamente il leone proveniente dall’originario protiro e posto oggi sulla cordonata di accesso alla piazzetta.

 

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Nella chiesa, alla struttura gotica, si è infatti sovrapposto un impianto decorativo barocco, mentre la facciata è stata realizzata dall’architetto Paolo Posi alla fine del Settecento. Al suo interno l’edificio presenta la classica impostazione certosina che prevede la suddivisione in tre distinte aree:  Presbiterio, Coro dei Fratelli Conversi e Coro dei Padri, uno, del 1564, opera del certosino Mastro Iacobo e l’altro del certosino frate Stefano. I due cori sono divisi tra loro da un muro divisorio, comunicano tramite una splendida porta lignea che l’intagliatore altoatesino Giuseppe Kofler realizzò nella prima metà del XVIII secolo. Una curiosità: il dettaglio del pavimento del Coro dei Padri riproduce la stessa forma del pavimento della Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma!

 

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L’altare maggiore è impreziosito dalla pala di Vincenzo Manenti con la Madonna in trono con Bambino e i Santi Bartolomeo e Bruno e dal Tabernacolo settecentesco di Mattia Venturesi; sotto invece sono collocati i corpi riccamente vestiti di due santi martiri, Benedetto e Bonifacio. Moltissime le pregevoli opere d’arte presenti in tutta la chiesa tra cui spiccano per importanza il dipinto ottocentesco con la Strage degli Innocenti di Filippo Balbi, autore anche di numerose altre tele esposte, e gli affreschi della volta raffiguranti la Gloria del Paradiso realizzati da Giuseppe Caci nel 1683.

 

L’ANTICA FARMACIA

Ma l’edificio certamente più sbalorditivo della Certosa è l’Antica Farmacia settecentesca che testimonia l’attività principale del monastero, relativa alla produzione di medicamenti, liquori e “magici” infusi che i monaci realizzano con erbe medicinali ed aromatiche coltivate nei loro giardini.

 

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E’ qui che Filippo Baldi ideò realistici trompe-l’œil, molto in voga all’epoca, affrescati dall’artista napoletano Giacomo Manco, tra cui il più divertente è quello in cui è ritratto anche frate Benedetto Ricciardi, direttore della farmacia intorno al 1857!

 

 

Non resta quindi che visitare questa meraviglia del Lazio insieme a noi. Quando? Controlla il programma mensile per vedere quando è prevista la prossima visita!