LA BASILICA DI SANTA SABINA

Proprio in cima ad uno dei colli più importanti dell’antica Roma, l’Aventino, svetta in tutta la sua imponenza la basilica fatta edificare – secondo tradizione – sulla tomba della matrona cristiana Sabina, dal monaco greco Pietro d’Illiria tra il 422 e il 432.

Della bella costruzione paleocristiana, una delle più antiche e venerate di Roma, restano ben poche testimonianze, tra cui il mosaico della controfacciata che riporta in esametri latini la dedica della chiesa e la preziosissima porta centrale di cipresso – datata al V secolo – i cui pannelli decorativi ritraggono scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento. Tra queste, particolarmente significativa, è l’episodio di Gesù sulla croce: si tratta infatti della più antica rappresentazione scultorea del genere, pratica vietata fino ad allora nelle chiese cristiane.

 

 

 

L’ARRIVO DI SAN DOMENICO

Per la sua posizione privilegiata che permetteva il controllo della zona sottostante lungo il Tevere, nel X secolo, divenne anche residenza fortificata di alcune nobili famiglie tanto che Onorio III, primo papa Savelli, agli inizi del XIII secolo fissò la propria residenza nel convento della basilica. Nel 1219 il pontefice concesse la chiesa e parte del palazzo a San Domenico di Guzmán, fondatore dell’Ordine dei Domenicani, che qui visse e operò.

E proprio al suo soggiorno sono legate due celebri leggende. Si racconta infatti che Domenico abbia portato con sé un pollone di un albero d’arancio dalla Spagna, sua terra d’origine, che decise di piantare nel chiostro del convento, il primo ad essere trapiantato in Italia. L’arancio è considerato ancora oggi miracoloso perché, a distanza di secoli, sembra abbia continuato a dare frutti attraverso altri alberi rinati sull’originale, una volta seccato. Ma non è tutto. La leggenda vuole che le cinque arance candite, donate da Caterina da Siena a papa Urbano VI nel 1379, siano state colte dalla santa proprio da questa pianta!

 

 

 

 Sempre a Domenico è legata anche la storia della pietra nera di forma rotonda, oggi visibile sulla colonnina tortile posta a sinistra della porta d’ingresso della basilica: è chiamata Lapis Diaboli, ossia “pietra del diavolo” perché, secondo la leggenda, sarebbe stata scagliata dal diavolo contro Domenico mentre pregava sulla lastra marmorea che copriva le ossa di alcuni martiri, mandandola in pezzi.

 

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BERNINI E LA CELLA DI SAN DOMENICO 

Quel che invece è certo è che San Domenico abbia più volte utilizzato una cella del convento per ritirarsi in preghiera e dove si dice abbia incontrato San Francesco d’Assisi per un colloquio, trasformata poi da Gian Lorenzo Bernini in una sontuosa cappella barocca con importanti affreschi attribuiti a Ludovico Gimignani.

 

 

 

LE TRASFORMAZIONI DELLA BASILICA 

Nel 1587 la basilica fu completamente trasformata da Domenico Fontana per incarico di Sisto V e a questo periodo risale l’affresco realizzato da Taddeo Zuccari nel catino absidale raffigurante Gesù, gli Apostoli e i Santi sepolti nella Basilica; altri significativi interventi furono realizzati nel 1643 da Francesco Borromini, ma di tutto ciò non vediamo più nulla oggi poiché i restauri di Antonio Muñoz, condotti nei primi anni del 1900, riportarono la chiesa – trasformata in lazzaretto a partire dal 1870, in seguito alla soppressione dei monasteri – alla struttura originaria più antica.

 

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I SOTTERRANEI DI SANTA SABINA E IL MUSEO DOMENICANO

Rientrano oggi nel percorso di visita con apertura straordinaria al complesso di Santa Sabina, anche altre interessanti sezioni. Prima di tutto la discesa nei sotterranei: un sistema ipogeo in cui è possibile riconoscere resti di strutture adibite a magazzini, cisterne, edifici di culto e domus patrizie, oltre a parti consistenti delle Mura Serviane. 

 

 

Gli amanti della storia dell’arte, troveranno pane per i propri denti entrando nel Museo Domenicano (aperto nel 2012) in cui è possibile ammirare sculture, dipinti e oggetti liturgici che raccontano la storia dell’Ordine dei Domenicani dal Duecento alla seconda metà dell’Ottocento.

 

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Tra i capolavori esposti, meritano una particolare menzione una scultura duecentesca attribuita ad Arnolfo di Cambio, una tavola con San Vincenzo Ferrer di Antoniazzo Romano, la Madonna del Rosario del Sassoferrato, commissionata nel 1643 dalla principessa di Rossano, benefattrice di Santa Sabina o ancora la Madonna del Rosario di Giovanni Maria Morandi datata al 1686. Curiosità. Nel museo – allestito nell’ex dormitorio medievale dei frati – vi è la cosiddetta “finestrella di San Domenico” (aperta nella parete accanto a quella della controfacciata della basilica), dalla quale i frati potevano vedere San Domenico in preghiera nella basilica durante la notte.

Il Complesso di Santa Sabina all’Aventino merita quindi una visita (controlla qui quando è in programma) poiché, in un solo sito, si possono percorrere molti secoli di storia, dall’epoca romana ad oggi, passando per il periodo che ha visto nascere l’Ordine dei Domenicani.