Tra le mostre invernali di Roma, impossibile è non visitare l’esposizione di Palazzo Barberini “Caravaggio e Artemisia: la sfida di Giuditta. Violenza e seduzione nella pittura tra Cinquecento e Seicento” a cura di Maria Cristina Terzaghi.

 

DUE IMPORTANTI ANNIVERSARI

Ospitata nelle nuove sale a pianterreno del palazzo, la mostra celebra due importanti anniversari: i cinquant’anni dall’acquisizione da parte dello Stato italiano del celebre dipinto di Caravaggio Giuditta e Oloferne (qui conservato) e i settant’anni dalla sua (ri)scoperta. Si racconta infatti che il grande restauratore Pico Cellini, dopo aver visitato la leggendaria mostra milanese sul Merisi del 1951 curata da Roberto Longhi, si sia ricordato di un quadro che aveva visto da giovane in un palazzo romano. Lo rintracciò in tempo per mostrarlo, in foto, al Longhi, che per quel clamoroso ritrovamento ottenne quindici giorni di proroga della mostra al fine di poterlo esporre! Dopo vent’anni il quadro, comprato per 250 milioni di lire, divenne patrimonio statale.

 

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LE OPERE IN MOSTRA

La mostra si svolge con un percorso articolato che vede esposte moltissime opere, se ne contano ben 31 – quasi tutte di grande formato – e provenienti da importanti istituzioni nazionali ed internazionali: Galleria Corsini e Galleria Palatina di Firenze, Museo del Prado e Museo Thyssen di Madrid, Galleria Borghese di Roma e Museo di Capodimonte di Napoli. Partendo proprio dall’opera Giuditta che decapita Oloferne di Caravaggio, la mostra si pone come obiettivo principale quello di documentare e raccontare la diffusione di un tema, proprio a partire dal successo della tela del Merisi.

 

LA “GIUDITTA CHE DECAPITA OLOFERNE” di CARAVAGGIO

Realizzata nel 1599 per il banchiere ligure Ottavio Costa, scomparso nel 1639, la tela rimase a Roma fino a metà Ottocento, quando dopo alcuni passaggi di proprietà, entrò a far parte, nel 1971, del patrimonio delle Gallerie Nazionali di Arte Antica. Gelosissimo dell’opera, il banchiere Costa ne proibì ogni riproduzione, motivo per il quale non esistono copie seicentesche fedeli. Nonostante le cautele del proprietario, qualche fuga di notizie ci dovette essere perché molte sono le opere grossomodo coeve che a quel quadro, in qualche modo e più o meno direttamente, si ispirarono. Ed è questo ciò che vuole dimostrare l’esposizione di Palazzo Barberini.

 

LE ALTRE “GIUDITTE” IN MOSTRA: ARTEMISIA GENTILESCHI E GLI ALTRI

E tra le Giuditte più celebri impossibile è non menzionare  le due opere di Artemisia Gentileschi in mostra: l’iconica Giuditta del Museo di Capodimonte e quella degli Uffizi (Palazzo Pitti). L’artista si cimentò più volte con il tema, comprendendone le potenzialità in relazione alla rappresentazione della figura femminile come donna forte ed esempio di virtù, tema che poi divenne richiestissimo, anche grazie al suo lavoro, nelle corti europee.

 

 

Emoziona inoltre vedere l’una accanto all’altra le tele della pittrice e del padre Orazio tra le quali merita particolare menzione “Giuditta e la fantesca con testa di Oloferne”.

 

 

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Non mancano certo altri grandi nomi della storia dell’arte: dal Tintoretto a Lavinia Fontana, da Valentin de Boulogne a Giovanni Baglione, da Mattia Preti a Cristofano Allori e molti altri artisti ancora.

 

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Tintoretto

 

 

 

 

Un appuntamento quindi assolutamente da non perdere per visitare insieme la mostra che vuole raccontare al pubblico un momento di svolta – particolarmente significativo – avvenuto tra Cinquecento e Seicento, quando la rappresentazione di questo tema biblico aprì la strada allo sviluppo di nuove soluzioni pittoriche. Ti aspettiamo: controlla nel programma mensile quando è prevista la prossima visita guidata alla mostra!