Non è un caso se il Museo di Roma a Palazzo Braschi abbia deciso di dedicare un’intera mostra ad Artemisia Gentileschi e il suo tempo per compiere un vero e proprio viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo. Perché Artemisia “fu l’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità…” almeno stando a quanto scrive nel 1916 lo storico dell’arte Roberto Longhi, riconoscendo così ad Artemisia lo status di Artista a pieno titolo, a tre secoli di distanza dall’epoca che l’aveva vista protagonista ed interprete attiva nella vita, così come nell’arte del suo tempo.

 

CHI ERA ARTEMISIA GENTILESCHI
Susanna e i vecchioni_1610_Artemisia Gentileschi_lasinodoro

Artemisia, “Susanna e i vecchioni”

Nata a Roma nel 1593 fu figlia d’arte, il padre era infatti il pittore Orazio Gentileschi, il quale la prese fin da subito a lavorare presso la sua bottega: è qui che la giovane imparò a disegnare, ad impastare i colori e a dare lucentezza ai dipinti. Il suo talento fu subito evidente a tutti, anche perché vivendo in un quartiere popolato da artisti, entrò facilmente in contatto con le opere di Domenichino, dei Carracci, di Guido Reni e ovviamente del giovane Caravaggio. Ma la vita di Artemisia non fu certamente idilliaca, anzi.

 

 

 

 

 

LO STUPRO

Nel 1611 venne infatti stuprata dal pittore Agostino Tassi e l’evento non poté che segnare per sempre la sua esistenza, anche perché fu protagonista di un lungo e violento processo, a causa dei metodi inquisitori del tribunale. Dopo la conclusione del processo, il padre combinò per la figlia un matrimonio “riparatore” con Pierantonio Stiattesi, un modesto artista fiorentino, che servì a restituire ad Artemisia, violentata, ingannata e denigrata da Tassi, uno status di sufficiente “onorabilità”.

 

ARTEMISIA GENTILESCHI TRA FIRENZE, ROMA E NAPOLI

La coppia si trasferì a Firenze e Artemisia divenne madre, ma si dedicò allo studio e soprattutto alla sua amata arte; seguirono poi altri spostamenti, Napoli, Venezia e ancora Roma; e non mancò anche una relazione extraconiugale con il nobile fiorentino Francesco Maria Maringhi. Una vita intensa, violenta, appassionante e a volte immersa nel mistero: Artemisia morì a Napoli nel 1653, fu sepolta nella Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini sotto una lapide che recitava Heic Artemisia.

 

LA NASCITA DEL MITO

Perché da questo momento è solo Artemisia, la grande ed immensa pittrice, anche se oggi la sua tomba e la sua lapide risultano purtroppo perdute. Ciò che però forse più conta, è che di lei si continui a parlare grazie alla sua arte, una produzione molto vasta fortunatamente.

Fu una pittrice di primo ordine in grado di eguagliare e superare nell’arte i tanti pittori del suo tempo, riuscendo ancora oggi a stregare completamente con i ritratti delle sue Giuditte vendicatrici, delle Maddalene e delle altre forti donne (come Cleopatra o Esther), con le dame e le suonatrici o ancora le numerose sante, tutte dipinte con quei colori così caratteristici, dalle forti ombre che oggi definiamo caravaggesche.

 

 

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