via alessandrina e quartiere prima delle demolizioni

 

Da poco riaperta al pubblico, via Alessandrina rappresenta una delle passeggiate archeologiche più suggestive di tutta Roma, su cui si affacciano le possenti vestigia dei Fori Imperiali di Traiano, Augusto e Nerva. E la sua storia è ovviamente molto antica.

 

La storia di via Alessandrina

Via Alessandrina costituiva infatti il percorso principale del quartiere “Alessandrino” realizzato nella seconda metà del Cinquecento dal cardinale Michele Bonelli, nipote di papa Pio V Ghislieri, nativo della provincia di Alessandria da cui l’origine del nome della via. Tracciata attorno al 1570 e lunga più di 400 metri, collegava l’area urbanizzata nel Foro di Traiano con la Basilica di Massenzio, che a quel tempo si credeva fosse il Foro della Pace. Come “Cardinal Nepote”, Bonelli promosse, nel corso degli anni ’80 del XVI secolo, la bonifica di tutta la vasta zona soggetta ad impaludamento (da cui il toponimo di Pantani) compresa tra la Colonna Traiana e la Velia, con la riattivazione della Cloaca Massima e poi con la stesa di un potente interro che rialzò e uniformò il livello rispetto al ristagno delle acque.

 

via alessandrina

 

Via Alessandrina è oggi la sola ed unica testimonianza rimasta dell’intero quartiere, demolito completamente negli anni Trenta per l’apertura di via dell’Impero, attuale via dei Fori Imperiali.

 

via alessandrina foro traiano

 

 

Il quartiere intorno a via Alessandrina

Il quartiere, che si sviluppava intorno a piccole e strette strade (via Cremona ne era il limite verso il Campidoglio; c’erano poi via Bonella, via del Priorato, via dei Carbonari e piazza delle Chiavi d’Oro), ben costituiva una maglia del tessuto edilizio che era cresciuto, continuo, fra le pendici del Campidoglio, il muro della Suburra e il Foro romano. Vi sorgevano principalmente case modeste, ma anche edifici di rilievo, come il palazzetto detto di Sisto IV, il Conservatorio di Santa Eufemia, nato come convento delle “Sperse di Sant’Eufemia” accanto a una chiesa di Sant’Urbano o ancora il palazzetto dell’importante architetto Flaminio Ponzio, mentre i pianterreni erano occupati da piccoli negozi e botteghe artigiane.

Lungo la via Alessandrina si contavano inoltre, almeno nel 1855, ben quattro celebri osterie, una delle quali sistemata proprio tra i resti del Tempio di Minerva, e chiamata “Alle Colonnacce”.

 

via alessandrina Foro di Nerva

 

 

Le demolizioni del quartiere

Il quartiere aveva dunque vita, storia, memoria, ma insisteva proprio sui resti archeologici e quindi fu completamente cancellato: alla fine dell’operazione di smantellamento, si contarono più di 5.000 vani che furono demoliti in cui abitavano quasi 4.000 persone che furono trasferite in borgate cosiddette “provvisorie”, allora sperdute in mezzo alla campagna – Val Melaina, Tormarancia, Primavalle, Gordiani, Pietralata, San Basilio, Prenestino, Tiburtino. L’ultimo blocco di case demolito nel 1933 fu proprio quello di via Alessandrina.

 

Via alessandrina e il Foro di Traiano nel 1929

 

 

Una curiosità

Il 22 Febbraio del 1933 durante la demolizione del caseggiato al n. 101 di Via Alessandrina, si racconta che un muratore con una picconata fece cadere una lastra di ferro che nascondeva un vano nel muro dal quale cominciarono a cadere monete d’oro e gioielli. Il muratore si portò a casa il “tesoro”, ma la notizia si sparse ben presto e il giallo cominciò a dipanarsi. In quella casa aveva abitato dal 1879 al 1895 Francesco Martinetti, un antiquario e restauratore romano che aveva la bottega nella scomparsa Piazza Montanara; era conosciuto come “Sor Checco”, ma era anche famoso perché implicato in contraffazioni e altri affari non proprio leciti: i contadini della campagna romana quando trovavano “anticaje e petrelle” nei campi, andavano a venderle a lui per pochi soldi, ma lui sapeva guadagnarci bene! Era molto ricco ma si racconta che morì a causa della sua avarizia: per non spendere i soldi del tram preferì andare a piedi anche se c’era un acquazzone ammalandosi così di una grave polmonite. Nel vano nascosto rimase quindi il suo tesoro: 2.529 monete dell’antica Roma, medievali e più tarde oltre ad 81 oggetti di oreficeria e gemme, molte delle quali provenienti dalla Collezione Ludovisi-Boncompagni che si consideravano ormai perdute. Il “Tesoro di Via Alessandrina” fu recuperato dal Governatore di Roma ed oggi è conservato nel “Medagliere Capitolino”  come Collezione Martinetti all’interno dei Musei Capitolini!

 

 

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