Come sarebbe bello partire per un viaggio alla scoperta dell’Egitto, della terra dei Faraoni, con le piramidi, le sfingi, i grandi templi… Ma se per il momento non si può fare, un po’ di “brezza del Nilo” la si può ritrovare anche lungo le sponde del Tevere! Come? Passeggiando per il centro di Roma e aguzzando un po’ la vista!

Sono infatti molti i reperti, più o meno ben visibili, che si possono incontrare in città e che rimandano all’antico Egitto: molti pezzi sono originali, portati qui nel corso dei secoli dagli imperatori romani, a partire dalla sottomissione dell’Egitto e dalla triste morte dell’ultima regina, Cleopatra. Altri invece sono stati realizzati a Roma direttamente però su ispirazione egizia e un tempo adornavano i templi cittadini dedicati alle divinità orientali, come la dea Iside e il dio Serapide. Ma di cosa parliamo esattamente? Scopriamone alcuni insieme!

 

Verso l’infinito e oltre…

No, non è solo la citazione di un noto cartone, ma è ciò che sembrano volerci dire i numerosi obelischi presenti in città. Prima di tutto sappiamo cosa è realmente un obelisco? Per gli antichi era un raggio di sole fatto pietra e cioè la comunicazione diretta tra il dio Amon Ra e gli uomini. In Egitto adornava importanti santuari ed era decorato non solo da numerose iscrizioni in geroglifico, ma anche da una punta dorata, che rifletteva proprio la luce del… Sole!

Il primo imperatore, Augusto, ne trasportò alcuni a Roma, come bottino di guerra e li innalzò in alcuni punti della città. Il più famoso è il cosiddetto gnomone (no, non uno gnomo grasso!) cioè un orologio solare, che un tempo dominava l’antica area del Campo Marzio. Ancora oggi possiamo qui ammirarlo, sebbene non proprio nella sua posizione originale, ma spostato in piazza Montecitorio, proprio di fronte al Palazzo del Parlamento, quasi ad indicare la retta via ai potenti, che ogni giorno lavorano in questo luogo!

 

 

 

Ed ecco a voi la dea delle dee: Iside!

Bella, ricca, potente e pure con un mega tempio nel centro di Roma! Sì è lei, Iside la dea egizia, moglie di Osiride e madre di Horus, che ben presto fu molto venerata anche a Roma, soprattutto dalle donne. A lei fu dedicato un santuario proprio alle spalle del Pantheon e, sebbene oggi non si vedano più i resti di questa importante struttura, sono stati rinvenuti nel corso dei secoli molti oggetti che un tempo lo decoravano. Tra questi ricordiamo i due leoncini, trasformati in fontane, oggi collocati alla base della Cordonata, la scalinata che porta al Campidoglio. Un tempo si dice che dalle loro bocche uscisse vino bianco e rosso, in occasione di feste particolari! L’importante santuario si chiamava Iseo Campense, perché si trovava in una zona un tempo chiamata campo Marzio, perché dedicata al dio Marte. Se vuoi scoprire qualche altra curiosità su questa zona, leggi anche quest’altra storia!

 

 

 

 

C’era una volta una gatta…

Quasi sicuramente dall’Iseo proviene anche la gattina, che si trova oggi sulla finestra del palazzo della nobile famiglia dei Grazioli: secondo la leggenda, salvò con il suo miagolio un bambino da una tragica caduta nel vuoto! Sempre secondo una leggenda, la gatta sarebbe anche l’attenta guardiana di un tesoro nascosto proprio nel punto in cui i suoi occhietti furbi sono rivolti… Quello che noi sappiamo è che i gatti nel mondo egizio erano considerati sacri e spesso quando morivano venivano mummificati e posti all’interno di strani sarcofagi a forma di tubo!

 

 

 

Ossequi Madama Lucrezia

Un tempo, i maleducati che non toglievano il cappello in segno di rispetto davanti alla statua di Madama Lucrezia, venivano presi a sassate dai bambini che giocavano nella piazzetta antistante! Senza arrivare a tutta questa violenza, se passate dalle parti di piazza San Marco (ma non a Venezia, qui a Roma!) guardate bene in un angolo e troverete il gigantesco busto di una donna, Lucrezia appunto. In realtà si tratta della statua di una sacerdotessa della dea Iside (sì, sempre lei!) e proveniva dal famoso Iseo Campense. Come facciamo a sapere che è proprio lei? Basta guardare attentamente il nodo che cinge il suo abito all’altezza del seno: quello era infatti un segno distintivo delle sacerdotesse addette al culto della dea egizia! Ma si chiamava veramente Lucrezia? No, sicuramente no e questo nome gli fu affibbiato molti secoli dopo, ma questa è un’altra storia!

 

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