Sulla cima del Campidoglio si staglia l’imponente e austera mole della Basilica di Santa Maria in Aracoeli, sorta al posto dell’antico tempio romano di Giunone Moneta e dove – secondo la tradizione – la Sibilla Tiburtina avrebbe predetto ad Augusto la venuta del Figlio di Dio (Haec est Ara Primogeniti Dei e cioè “questo è l’altare del figlio primogenito di Dio”).

 

Le origini della Basilica

La prima costruzione della basilica sembra risalire al VI secolo e nel corso del tempo tutto intorno iniziarono ad addensarsi diverse costruzioni: nella parte alta del colle si venne a costituire il monastero, mentre alle pendici sorse un mercato e un piccolo quartiere. Resti di queste strutture, tra cui la chiesetta di San Biagio del Mercato e la sottostante insula romana, tornarono alla luce negli anni Trenta del Novecento. Fu Innocenzo IV a concedere nel 1250 la proprietà del sito (chiesa e monastero) ai francescani, i quali si occuparono di un’importante ristrutturazione, conferendo alla basilica l’attuale aspetto romano-gotico.

 

La basilica del “popolo” al centro della vita politica

Oltre ad essere un importante luogo di culto, divenne subito centro della vita politica di Roma, tanto che qui si tennero molte assemblee popolari del libero comune. Fu inoltre in questa occasione che venne modificato il suo ingresso: inizialmente infatti la basilica era rivolta verso il Foro Romano e l’accesso era possibile tramite la scalinata oggi su piazza del Campidoglio. Nel 1348 invece venne appositamente creata l’imponente scalinata, commissionata proprio dal libero comune e inaugurata da Cola di Rienzo, come voto alla Vergine affinché ponesse fine alla peste che imperversava in tutta Europa.

Per la sua posizione e collocazione, la basilica dell’Aracoeli è sempre stata considerata la chiesa del popolo: qui nel 1341 fu incoronato poeta Francesco Petrarca; qui si svolse nel 1571 il trionfo del generale Marcantonio Colonna dopo la Battaglia di Lepanto e qui si svolge ancora oggi, ogni 31 Dicembre, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano.

 

Le opere d’arte custodite al suo interno

Una volta varcato l’ingresso, si rimane incantati dalla sua bellezza e dalla sua architettura tipica del gotico romano. Non mancano i grandi capolavori d’arte come per esempio la lastra tombale dedicata a Giovanni Crivelli, arcidiacono di Aquileia, scolpita da Donatello nel 1433; lo straordinario pavimento cosmatesco e ancora il raffinato soffitto ligneo a cassettoni del XVI secolo.

 

 

 

 

Vi sono poi la Cappella della Pietà con gli affreschi del Pomarancio e la Cappella di san Bernardino, detta Cappella Bufalini dal nome del committente, con gli affreschi del Pinturicchio – datati al 1485 – che illustrano le Storie di San Bernardino da Siena.

 

Il Santo Bambino: il miracolo

La basilica era ed è ancora oggi celebre perché al suo interno vi è la statua miracolosa del “Santo Bambino”.  Le origini di questa icona amatissima dai Romani, ma conosciuta in tutto il mondo sono avvolte nel mistero.

 

 

Si narra infatti che il Santo Bambino originale sia stato intagliato da un frate francescano nel legno di un ulivo del Getsemani sul finire del XV secolo. Per paura di non riuscire a dipingerlo come avrebbe voluto, una sera, prima di coricarsi, pregò il Bambino affinchè gli desse l’ispirazione e il mattino seguente trovò la statua miracolosamente dipinta! Da quel momento, la pia leggenda accese gli entusiasmi del popolo: secondo la tradizione infatti se le labbra del Bambino divengono purpuree, è possibile ricevere importanti grazie come anche la guarigione da gravi malattie, se invece restano pallide, il miracolo non è concesso!

 

Non resta quindi che partecipare alla nostra visita guidata alla Basilica dell’Aracoeli per poter ammirare dal vivo tutto queste meraviglie!

 

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