porta alchemica

 

Nella grande piazza dell’Esquilino, così sistemata alla fine del 1800 per accogliere il seguito del re trasferitosi a Roma da Torino, si nasconde uno dei luoghi più particolari della città: la Porta Alchemica, detta anche Porta Magica.

Per scoprire la sua storia si deve tornare indietro nel tempo e precisamente verso la seconda metà del 1600, quando il marchese Massimiliano Palombara di Pietraforte fece qui edificare una sontuosa villa extraurbana. Il marchese era appassionato di scienze esoteriche ed egli stesso faceva esperimenti alchemici, tanto che all’interno della sua residenza fu creata una piccola dependance come laboratorio personale.

 

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La sua passione era talmente grande che arrivò addirittura a finanziare un certo numero di alchimisti, invitandoli spesso nella sua villa. Tra questi vi erano personaggi particolarmente importanti come la regina Cristina di Svezia, giunta a Roma dopo la sua abdicazione, il noto astronomo Domenico Cassini, l’illustre studioso Padre Athanasius Kircher. Il marchese diede inizio quindi a un vero e proprio circolo e si racconta che un giorno un giovane medico ed alchimista milanese di nome Giuseppe Borri giunse qui e iniziò a condurre diversi esperimenti per trovare la pietra filosofale, che gli avrebbe permesso di trasformare la materia in oro!

Ma quando l’Inquisizione papale si mise sulle sue tracce, dovette partire improvvisamente, lasciando qui un certo numero di pergamene con le complesse formule che nessuno era però in grado di decifrare. Fu così che il marchese Palombara le fece incidere sulla porta d’accesso del suo laboratorio, per essere certo che non andassero perdute.

Quando alla fine del 1800, iniziarono i lavori di sistemazione della piazza, Villa Palombara venne completamente demolita: l’unica parte che si salvò fu proprio la Porta Alchemica, il portale d’accesso del laboratorio del marchese.

Questo si presenta come un piccolo portale murato, contornato da uno stipite di pietra bianca dove si vedono ancora oggi gli antichi simboli alchemici. La porta è affiancata da due bizzarre statue che rappresentano una divinità egizia chiamata Bes, assai venerata a Roma durante l’età imperiale.

Le statue però non facevano parte della collezione del marchese, ma furono aggiunte successivamente. Sulla porta poi compaiono anche alcune iscrizioni: una in ebraico (“Spirito Divino”) e due in latino (“tre sono le cose mirabili: Dio e l’uomo, la madre e la Vergine, l’uno e il trino”; “il drago delle Esperidi custodisce l’ingresso dell’orto magico e senza Ercole Giasone non avrebbe assaggiato le delizie della Colchide”).

Per scoprire il significato di queste incisioni, vi aspettiamo alla nostra visita guidata alla Porta Alchemica!

 

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