Pinelli_la predica in piazza pasqua

Roma ormai da 2.000 anni è la capitale del Cristianesimo: è qui infatti che San Pietro, secondo tradizione, subì il martirio nel I sec. d.C., dando così avvio alla storia della chiesa e del papato. E fino almeno alla fine del XIX secolo, le feste legate al calendario liturgico erano particolarmente sentite nell’Urbe, non solo per la devozione religiosa, ma spesso anche per il suo opposto e cioè per la mondanità che si poteva “ricavare” dai momenti sacri dettati dalla Chiesa.

 

Pasqua, Quaresima e Settimana Santa

Festa cristiana per eccellenza era ovviamente la Pasqua, preceduta dal tempo di Quaresima e dalla Settimana Santa. Durante i quaranta giorni di Quaresima, le autorità religiose – e al tempo anche politiche – emanavano provvedimenti per disciplinare il digiuno, punto fondamentale per la conversione in vista della Domenica di Pasqua, con tanto di “manuale del perfetto digiunatore”: uova, formaggio e carne erano consentiti solo agli ammalati e agli anziani, previo permesso scritto del medico o del parroco. Ovviamente “fatta la legge, trovato l’inganno” e molti erano i trasgressori, che nel segreto delle loro dispense davano sfogo ai “peccati di gola” e tra gli “sgarri” più diffusi vi era il maritozzo, dolce tipico romano, tanto caro agli innamorati (maritozzo viene infatti proprio da “marito”).

 

maritozzi-con-panna-pasqua

 

Ma le restrizioni riguardavano anche la vita comunitaria: se era obbligatorio in questo tempo recarsi a visitare le chiese divenute stazioni quaresimali, con tanto di particolari indulgenze, era altrettanto consueto trasformare queste pie occasioni in momenti privilegiati per incontrarsi tra amici e corteggiare le dame. In particolare, durante la Settimana Santa, che precede la Pasqua, per non incrementare disordini, schiamazzi e scandali veniva vietato alle prostitute di apparire in pubblico e accogliere uomini nelle proprie case!

 

Triduo Pasquale: cosa era?

Particolare importanza aveva poi il cosiddetto Triduo Pasquale: si iniziava con la liturgia del Giovedì Santo, dove in San Pietro veniva esposto un enorme crocifisso di metallo, alto quasi 7 metri e illuminato da moltissimi lumi. Dopo la solenne messa, il papa era solito affacciarsi dalla Loggia per impartire la benedizione ad una piazza San Pietro gremita di fedeli. Subito dopo, Roma si trasformava in un “campo di battaglia”: non solo il suono delle campane, che rimanevano poi mute per 40 ore sino alla notte di Pasqua, ma soprattutto spari di cannone, razzi, petardi, fucili e rudimentali esplosivi rimbombavano per tutta la città, tanto che Goethe stesso scrisse sbalordito “Cristo Signore risorge tra un frastuono indiavolato”!

 

La Via Crucis

Durante il Venerdì Santo immancabile era poi la Via Crucis, che già da vari secoli si svolgeva nella zona del Colosseo, sebbene ve ne fossero molte altre organizzate in tutta la città, tra cui quella che terminava a piazza Navona, predisposta dalla Compagnia della Resurrezione. Finalmente poi giungeva la Domenica di Pasqua, caratterizzata in primis dalla messa solenne: tutti erano chiamati a ricevere l’Eucaristia e se qualcuno non si presentava, i guai erano dietro l’angolo! Esistevano infatti gli “Stati delle anime”, registri cioè che i parroci compilavano per controllare che tutti i Romani, esclusi i pubblici peccatori, si confessassero e ricevessero la Comunione!

 

stati delle anime pasqua

 

Per certificare l’adempimento dell’obbligo, veniva addirittura rilasciato un apposito biglietto. “Quelli che nun avevano pijiato Pasqua” (presa l’Eucaristia pasquale) vedevano finire il proprio nome scritto su un tabellone posto in bella mostra sopra la colonna che un tempo si trovava davanti alla Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina. Ma non solo.

A questo scherno pubblico seguiva la ben più temuta pena dell’Interdetto e cioè la scomunica! Ovviamente, anche qui era possibile trovare un escamotage per farla franca, pagando cioè la somma necessaria per non finire sulla lista nera! La Pasqua proseguiva poi con la consueta benedizione delle case da parte del clero romano: e come notava già il Belli, la cerimonia nelle dimore delle belle donne romane era molto più scrupolosa e attenta che altrove!

 

La colazione dopo il digiuno!

Ma finalmente, dopo tanto digiuno, era arrivato il momento di mangiare a volontà e la tradizione, ancora oggi viva, prevedeva una deliziosa colazione fatta di salame e uova sode, cibi benedetti il giorno precedente ovviamente, e un pranzo a base di brodo, zuppa inglese, carciofi, testicoli di vitello o agnello… “tutto a la gloria de la Santa Cchiesa”! Trascorri con noi le vacanze pasquali: guarda tutte le nostre visite guidate in programma

 

 

 

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