Con l’Unità d’Italia, Roma divenne la capitale del nuovo regno e non è un caso che proprio a partire dalla fine dell’Ottocento, grandi complessi architettonici legati ad attività produttive o di distribuzione delle merci a destinazione industriale iniziarono a coprire estese aree urbane.

 

Il nuovo polo industriale: Ostiense e Testaccio

La zona di Roma che meglio si adattava a tale scopo era quella lungo la via Ostiense, per il suo territorio pianeggiante e per la presenza di numerose vie di comunicazione: la via Ostiense, il fiume con il Porto di Ripa Grande e la ferrovia con il Ponte di Ferro (o Ponte dell’Industria), inaugurato da papa Pio IX nel 1863. Fu così che Roma divenne una città all’avanguardia in campo industriale, sia per tipologia di stabilimenti e impianti realizzati, sia per le tecniche e i materiali impiegati nella loro costruzione: si utilizzò il cemento armato alternato ad elementi in ferro, senza però rinunciare all’aspetto decorativo dei prospetti e degli interni.

 

 

 

Gioacchino Ersoch: il Mattatoio di Testaccio e il Mercato del Pesce

Uno dei nomi più importanti di questi anni è quello di Gioacchino Ersoch, architetto per Roma Capitale. A lui si devono, tra i molti interventi, l’ampliamento del Cimitero del Verano, la ristrutturazione interna del Teatro Argentina, ma soprattutto la realizzazione nel 1888 del Mattatoio di Testaccio, che doveva andare a sostituire il vecchio stabilimento di Campo Marzio. Il nuovo impianto si estendeva su una superficie enorme e la navigabilità del Tevere oltre alla vicinanza alla ferrovia per Civitavecchia, garantivano un rapido approvvigionamento dei materiali e lo smaltimento dei residui della macellazione. Molti i materiali utilizzati nella costruzione (mattoni, ghisa e ferro), ma fu la progettazione l’aspetto più interessante. Ersoch infatti distribuì i diversi edifici secondo moderni principi di funzionalità e igiene: area macellazione vicino alle stalle, ai bagni e agli stabilimenti per la lavorazione del sangue; pompe per la rete fognaria, sistema di binari sospesi per il trasporto delle bestie e ancora le prime apparecchiature generatrici di freddo per la conservazione delle carni.

 

 

Sempre ad Ersoch si deve la realizzazione di un ampio corpo di fabbrica lungo via di San Teodoro (Rione Ripa) da utilizzare come sede per il Mercato del Pesce; nel 1930, entrati però in uso i nuovi Magazzini Generali, le strutture vennero trasformate per ospitare l’Autoparco del Governatorato.

 

 

 

Altre fabbriche: i Mulini Biondi e lo Stabilimento Mira

La vocazione industriale della zona continuò negli anni successi e l’area vide infatti l’apertura di numerose fabbriche, tra cui per esempio i Mulini Biondi e nel 1899 una società di prodotti chimici e concimi, poi un deposito di petrolio e benzina e nel 1917 lo Stabilimento Mira, produttore di candele e saponi. La materia prima usata fu inizialmente il grasso animale degli scarti del mattatoio, poi la sansa delle olive. Nel 1924 la fusione con la società Lanza che durò fino al 1955, anno di chiusura dello stabilimento (oggi divenuta struttura decentrata del Teatro India).

 

 

 

 

 

 

Primi 1900: Porto Fluviale, Magazzini Generali, Gazometro e Centrale Montemartini

La vera svolta avvenne però nei primi del 1900 con la giunta Nathan che cominciò a sviluppare un’articolata e strutturata politica produttivo-industriale per l’intero quartiere Ostiense. Vennero così creati il Porto Fluviale con gli annessi Magazzini Generali progettati dall’ingegnere Emilio Saffi con due comparti, uno per il mercato di frutta e verdura e un altro destinato alla vendita di pesce, carni e uova. A causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale però, i lavori si interruppero e si ripresero in tempo di pace, andando però a modificare largamente il progetto iniziale. Ma non solo. Si aggiunsero poi lo stabilimento del Gas (oggi Italgas) con il Gazometro e la Centrale Termoelettrica Montemartini.

 

Gazometro

 

 

Centrale Montemartini

 

 

Il tramonto del polo industriale Ostiense/Testaccio

Se è vero che la ferrovia, il Tevere (fondamentali vie di trasporto alla fine dell’Ottocento) e la vicinanza dei quartieri operai di Testaccio e Garbatella (sorti in parallelo), certamente favorirono la nascita dell’intera area industriale, di fatto furono fattori che segnarono il suo stesso rapido declino. Il costante e progressivo sviluppo urbanistico di Roma ha portato negli anni seguenti ad una delocalizzazione delle strutture industriali presenti in questo angolo della città, anche perché fu preferito il trasporto su gomme a quello fluviale o ferroviario  e di conseguenza tutti gli stabilimenti, anno dopo anno, iniziarono a chiudere per essere poi convertiti in strutture, fortunatamente spesso a carattere culturale.

 

 

Scrivi un commento:

*

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

© L'Asino d'Oro - P.IVA/C.F.: 97733350587
Seguici su: