Nato nel 37 d.C. da Gneo Domizio Enobarbo e da Agrippina Minore, Lucio Domizio Enobarbo era il rampollo di una delle più importanti famiglie romane. In quanto pronipote di Ottaviano Augusto da parte di madre, Nerone crebbe con la zia Messalina, moglie di Claudio ed ebbe come maestro il grande filosofo Lucio Anneo Seneca. Alla morte di Messalina, Claudio sposò Agrippina Minore adottandone il figlio, il quale cambiò nome divenendo Nerone Claudio Cesare e in seguito fu decisa per lui l’unione con Ottavia, figlia dell’imperatore e della sua precedente moglie.

 

 

Nel 54 d.C. morì Claudio e Nerone salì al potere. I suoi primi cinque anni di governo sono descritti in tutte le fonti come anni felici, ma iniziò una relazione sentimentale con Poppea, suscitando l’indignazione della moglie e della madre, che tentò addirittura di prospettare la sostituzione sul trono di Nerone con Britannico, altro figlio di Claudio e Messalina.

 

Poppea

 

Nerone allora agì con spietata lucidità, eliminando in successione Britannico (nel 55 d.C.), Agrippina (nel 59 d.C.) e infine Ottavia (nel 62 d.C). L’anno del matricidio segnò una svolta decisiva anche nel governo imperiale: Nerone si svincolò dai suoi consiglieri per intraprendere una politica demagogica, fatta di grandi giochi per il popolo e di distribuzioni di pane e di denaro, che si sarebbe via via accentuata nel corso del regno. Questa politica si rivelò utile ed efficace, ma alienò per sempre all’imperatore i favori della classe senatoria.

Nel 64 d.C. si sviluppò il celebre incendio di Roma che distrusse gran parte della città, per il quale vennero accusati i cristiani. In realtà si trattò di uno dei tanti incendi che minacciavano continuamente l’Urbe, ma l’odio contro il tiranno da parte di senatori e di cristiani e il fatto che Nerone approfittò dell’incendio per intraprendere la costruzione della Domus Aurea, portò alla diceria che il fuoco fosse stato opera dello stesso imperatore.

 

domus aurea nerone

 

Gli ultimi anni di regno sono segnati dalla congiura sventata e capeggiata da Calpurnio Pisone, che portò all’uccisione di Seneca, Petronio e Lucano, tre dei maggiori autori della letteratura latina; dallo scoppio della grande rivolta giudaica (che si sarebbe conclusa solamente nel 70 d.C. con la conquista di Gerusalemme da parte di Tito) e da un’insurrezione militare che nel 68 d.C. costrinse al suicidio Nerone, ormai braccato.

 

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