Ipogeo-via-Livenza-1

 

Nel quartiere Salario, a pochi passi da Villa Borghese, all’interno di un condominio moderno, sotto vari metri di profondità, è custodito un piccolo gioiello della Roma antica, conosciuto con il nome di Ipogeo di via Livenza. Scoperto casualmente negli anni Venti del Novecento, venne purtroppo in parte obliterato dagli edifici moderni: è per questo che oggi è possibile vedere solo una piccola porzione di quella che doveva essere un’aula rettangolare ben più ampia, dalle funzioni non ancora del tutto chiare, concepita però già in passato come sotterranea.

Quello che è possibile notare oggi è solo una delle estremità brevi della sala, che presenta ancora bene conservate all’interno di un grande arco, alcune pitture parietali e, in basso, una vasca per acqua molto profonda separata dal resto tramite una balaustra marmorea.

 

Ipogeo-di-Via-Livenza-2

 

Le pitture rappresentano con colori brillanti scene legate alle divinità dei boschi come la dea Artemide e una Ninfa con cervi immersi in un paesaggio agreste, separate al centro da una nicchia vuota – un tempo contenente una statua – ma egregiamente affrescata da giochi geometrici e da una coppia di colombi che si abbeverano da un vaso. Intorno completano la scena puttini intenti a giocare e a pescare.

 

 

Vi sono poi lateralmente resti di una decorazione a mosaico di pasta vitrea policroma, purtroppo molto danneggiata. L’unica scena leggibile, almeno nella parte inferiore, è quella in cui sono rappresentati due uomini: uno in piedi e l’altro inginocchiato, ritratto mentre si abbevera ad una fonte scaturita da una roccia.

Questa scena, che secondo alcuni studiosi potrebbe rappresentare Mosè o San Pietro, così come quella dei colombi, ha fatto supporre si trattasse di un edificio cristiano, dove avvenisse il Battesimo per immersione – come era consuetudine in passato –  data anche la presenza della profonda vasca per l’acqua.

Ma certo le pitture raffiguranti Artemide cacciatrice, la Ninfa e i puttini sono di chiaro stampo pagano e mal si conciliano con la religione monoteista. Ecco quindi che alcuni studiosi si sono concentrati su una particolare setta di provenienza orientale, i Baptai (da bapto “immergo”), adoratori della dea tracia Bendis, spesso associata proprio ad Artemide. Fulcro principale del loro culto sarebbe stato un tuffo all’interno di acqua gelida che avrebbe portato gli adepti ad uno shock estatico, reso possibile anche dall’assunzione di vino e sostanze stupefacenti, dalle danze con musica sfrenata e da atti orgiastici. Ma sono stavolta le decorazioni musive a non sposarsi con questa ardita tesi.

Resta quindi ancora insoluto il mistero di questo luogo “magico”, datato al IV secolo a.C. e posto proprio al di fuori di una delle porte più importanti della città, Porta Salaria. Un mistero lungo quasi duemila anni che cercheremo di svelare insieme alla nostra visita guidata all’Ipogeo di via Livenza!

 

 

Scrivi un commento:

*

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

© L'Asino d'Oro - P.IVA/C.F.: 97733350587
Seguici su: