maschere carnevale roma

 

 

Il Carnevale a Roma non è una festa data al popolo, ma una festa che il popolo dà a se stesso. Il governo non fa né preparativi né spese […] ma un semplice segnale che autorizza ciascuno ad essere pazzo e stravagante quanto gli pare e piace, ed annunzia che, salvo le bastonate, e le coltellate, tutto è permesso.

 

Così scriveva Goethe riguardo al Carnevale di Roma, che fino alla fine dell’Ottocento poteva a buon diritto essere considerato non solo il più antico, ma anche il più importante d’Italia!

E se il fulcro del Carnevale è da sempre il travestimento! Quali erano le maschere più famose della tradizione romana? Scopriamolo insieme. 

Il più noto dei travestimenti è senz’altro quello di Rugantino, giovane trasteverino, strafottente e prepotente (il nome vuol dire proprio “arrogante”), lesto di lingua e di coltello, ma in fondo dal cuore buono.

Cor cappello a du’ pizzi, cor grugno lungo du’ parmi, co’ ‘na scucchia rivortata ‘nsù a uso de cucchiaro… se presenta, Signori mia, Rugantino er duro… cresciuto a forza de sventole, perché ha avuto ‘gni sempre er vizio de rugà e d’arilevacce.

Sulle origini della maschera si sa ben poco: forse all’inizio era la caricatura del capo dei gendarmi o di un brigante, ma di fatto divenne ben presto l’emblema del bullo romano!

Vi è poi Bartolomeo Meo Patacca – il nome prende spunto dallo stipendio del soldato, la “patacca” appunto – il più temuto dei bulli romani. Anche lui è trasteverino, insolente e spavaldo, ma a differenza di Rugantino, non si tira mai indietro durante una rissa! Porta sempre con sé un coltello, regalo della sua bella Nina, trasteverina e fumantina, e ha un acerrimo nemico, Marco Pepe, sbruffone e millantatore.

Nella carrellata delle maschere popolane, non possono poi mancare il burattinaio Gaetano Santangelo detto Ghetanaccio che con il suo teatrino in spalla sentenzia con tagliente ironia contro politicanti e governanti; l’imbroglione per eccellenza, il dottor Gambalunga, finto medico ciarlatano che vende con l’inganno e un latino maccheronico “intrugli miracolosi”; o ancora la Zingara, intenta a leggere il futuro agli ingenui passanti.

A queste maschere, si affiancano poi quelle che prendono in giro i vizi e le stranezze dei ricchi. La più nota è Cassandrino – la cui origine è rivendicata, ad onor del vero, anche dalla Toscana – rappresentato come un buon padre di famiglia, credulone e ingenuo, sbeffeggiato in tutti i campi della vita. Con il passare del tempo però la sua ingenuità venne trasformata in disincantata satira contro il papa e lo Stato Pontificio. Nota è la sua battuta sulla rivisitazione del significato di S.P.Q.R. come “Solo Preti Qui Regneno!

Vestito da gentiluomo con tanto di parrucca grigia incipriata e profumata, don Pasquale de’ Bisognosi è il simbolo del nobile all’antica: facoltoso, molle, lamentoso e un po’ sciocco. Vittima perenne di scherzi da parte di servi e popolani, cerca disperatamente una buona moglie, senza però mai venirne a capo!

Non poteva poi mancare la burla verso i capitani di ventura: ecco quindi la maschera del Generale Mannaggia La Rocca che, a dorso del suo asino, percorreva la città. Capo indiscusso di un esercito di straccioni, era sempre pronto a dilungarsi nel racconto di imprese ardite, mai però compiute! Sembra che questa maschera sia nata per volontà di uno stracciarolo romano, che per quasi un ventennio inserì il suo personaggio nel carnevale romano.

 

 

E’ importante ricordare come molte maschere romane traggano le loro origini – e a volte diedero invece origine – dal teatro dei burattini, dalla Commedia dell’Arte, da tradizioni teatrali. Per approfondire nuovi aspetti e conoscere altre curiosità, leggi il post del nostro blog sul Carnevale Romano!

 

 

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