Beatrice Cenci: giovane e sfortunata

La mia storia è molto triste, mi chiamo Beatrice e sono, anzi ero una giovane donna della nobiltà romana. Ero, perché un destino crudele mi ha strappato dalla vita troppo presto. Ero figlia del ricco Francesco Cenci ma il mio non era un padre buono, tutt’altro: spesso mi picchiava e mi insultava e più volte mi rinchiuse dentro la torre del nostro palazzo.

 

 

Stessa sorte toccava anche ai miei due fratelli e alla mia matrigna. Molte volte abbiamo provato a denunciare i soprusi di nostro padre alle autorità ma a nulla valsero le nostre suppliche. E’ per questo motivo che esasperati e impauriti abbiamo deciso alla fine di uccidere nostro padre… So che è stata una decisione tremenda ma credetemi non avevamo altra scelta! Purtroppo però subito dopo l’omicidio siamo stati tutti arrestati dalle guardie papali – sì perché alla mia epoca il sovrano di Roma era proprio il papa! – che ci hanno condotto in carcere in attesa della sentenza. La sentenza è stata terribile: tutti condannati a morte (tranne mio fratello minore) nonostante le molte richieste di grazia arrivate da illustri cittadini di Roma. Tutti infatti sapevano che persona terribile fosse mio padre ma purtroppo il papa Clemente decise comunque di farci uccidere. Era l’11 Settembre del 1599 quando ci portarono al patibolo per tagliarmi la testa… Da quel terribile giorno la mia anima tormentata non riesce a trovare pace e vaga per le vie della città. Se volete vedermi, provate a venire a Castel Sant’Angelo ogni 11 Settembre… sarò lì ad aspettarvi per raccontarvi la mia triste storia!

 

 

Costanza Conti de Cupis: la mano più famosa di Roma

Anche la mia è una storia di sofferenza e di terribile casualità… Mi chiamo Costanza Conti de Cupis, sono stata una nobildonna romana, conosciuta al mio tempo non solo per la bellezza del mio volto, ma soprattutto per quella delle mie mani, candide e affusolate, tanto che un famoso artista decise di farne un calco per poterlo esporre all’interno del suo atelier. Così centinaia di curiosi da ogni dove ogni giorno giungevano presso la sua bottega per ammirare il bel calco.

 

 

Tanta ammirazione ha scatenato però la reazione di un prete che invidioso predisse la rovina di quelle mani e della donna a cui fossero appartenute: secondo la profezia infatti sarebbe morta tra dolori lancinanti! Secondo un’altra versione fu una zingara a predire la mia catastrofica fine. Come sia realmente andata, ben presto la voce di quella terribile premonizione giunse alle mie orecchie e impaurita decisi di chiudermi all’interno del mio palazzo, che ancora oggi affaccia su Piazza Navona. Passavo i miei giorni da reclusa cucendo e ricamando… Non sapevo che sarebbe stato proprio un ago infetto a causare la mia morte! Un giorno sbadatamente infatti mi punsi un dito e di lì a poco l’infezione mi causò l’amputazione delle mie bellissime mani. Purtroppo anche questo sacrificio non fu sufficiente perché l’infezione ormai aveva raggiunto il mio cuore e di lì a pochi giorni mi portò ad una terribile morte. Anche la mia povera anima infelice non riesce ancora a trovare pace e in alcune notti di luna piena, guardando il mio palazzo, qualcuno giura di veder apparire le splendide mani di una giovane donna, proprio dietro alla finestra… 

 

 

Lucrezia Borgia: bella e incompresa

Mi chiamo Lucrezia Borgia e sono stata una delle donne più potenti di Roma. Su di me aleggia un alone di mistero e molte sono le storie che mi riguardano. La maggior parte però mi ritraggono come una donna crudele e sfacciata, pronta ad uccidere ogni suo pretendente con una buona dose di veleno! Ma io non sono mai stata così spietata e cattiva… anzi! La mia vita non è stata affatto facile, sebbene sia nata bella e ricchissima. Mio padre era un papa (Alessandro VI) e mia madre una facoltosa locandiera del tempo (Vannozza). Ebbi tre fratelli, tra cui il famoso Cesare Borgia detto il Valentino.

 

Crebbi lontano da mia madre, perché mio padre, il papa, voleva che frequentassi solo ambienti nobili. Poco più che bambina dovetti sposare un uomo più grande di me che non amavo affatto e il matrimonio finì ben presto. Al tempo infatti noi ragazze non potevamo scegliere chi amare e tutto era deciso dalle nostre famiglie. Così poco dopo il mio primo matrimonio sposai un giovane uomo: anche se non fui io a sceglierlo, lo amai dal primo momento! Eravamo così felici insieme ma purtroppo l’ombra della politica e degli spietati giochi di potere di mio padre e di mio fratello incombevano su di noi. Fu proprio mio fratello ad uccidere il mio amato sposo! Piansi tutte le mie lacrime e giurai odio eterno alla mia famiglia! Ma io sono sempre stata una persona buona e il mio odio piano piano si tramutò in perdono. Dopo alcuni anni dovetti nuovamente sposarmi: questa volta scelsero per me il duca di Ferrara, Alfonso. Il nostro fu un matrimonio sereno e io mi sono sempre sentita amata e accolta nella mia nuova città. Sono sempre stata molto caparbia e intelligente e così, come già avevo fatto a Roma quando mio padre si allontanava dalla città, anche qui, quando mio marito era assente, governavo il paese al suo posto, prendendomi amorevolmente cura del mio popolo e dei miei figli. Purtroppo sono morta proprio per le complicazioni del mio ultimo parto, a soli 39 anni, lasciando dietro di me mille pettegolezzi, solo perché sono nata donna in un mondo di uomini!

E per scoprire la vita delle altre eroine di Roma, non resta che aspettare il prossimo episodio: Le eroine di Roma (parte 2)!

 

 

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