Roma ieri come oggi ha sempre restituito opere inestimabili e preziose custodite per secoli nel suo sottosuolo, molte delle quali oggi impreziosiscono musei e collezioni private in tutto il mondo. Ma tra i numerosi manufatti realizzati dall’uomo vi sono anche alcune scoperte molto particolari, come i corpi di due fanciulle vissute molti secoli fa e giunte quasi intatte sino a noi!

 

Crepereya Tryphaena alla Centrale Montemartini

La prima piccola “mummia” (anche se non sono state ritrovate tracce di trattamenti di imbalsamazione su di essa) è conosciuta con il nome di Crepereya Tryphaena e venne rinvenuta nel 1889 nella zona Prati di Roma, durante gli scavi per la costruzione del Palazzo di Grazia e Giustizia. La giovane, di circa 18 anni d’età, venne ritrovata – insieme ad un altro sarcofago appartenente ad un uomo della stessa famiglia, tale Crepereius Euhodus – all’interno del suo sarcofago ancora sigillato. Sulla cassa in marmo era incisa una scena allusiva alla morte della fanciulla, rappresentata dormiente sul letto funebre, con la testa appoggiata sulla spalla sinistra vegliata da una matrona velata e da una figura virile clamidata, atteggiate a profondo dolore.

 

 

Quando venne rinvenuta, l’emozione fu davvero molta, come ci viene testimoniato dalle parole dei testimoni diretti dell’evento e come emerge anche da una bella poesia in latino di Pascoli: “Ti nascondevi, o fanciulla, nell’acqua trasparente, e sull’onda nuotavano i tuoi capelli di felce”. Oggi la fanciulla è ospitata nel museo della Centrale Montemartini (vieni a visitarlo insieme a noi!) insieme al suo incredibile corredo funebre, costituito  da gioielli  d’oro e pietre preziose, da una conocchia d’ambra e da una raffinata bambola in avorio con arti snodabili accompagnata da piccoli oggetti da toeletta!

 

 

 

La mummia di Grottarossa a Palazzo Massimo alle Terme

 

In un altro importante museo romano, Palazzo Massimo alle Terme, è invece conservata la famosa mummia di Grottarossa, dal luogo del suo ritrovamento avvenuto nel 1964. Si tratta di una fanciulla di circa 8 anni vissuta nel II sec. d.C., conservata perfettamente all’interno del suo sarcofago.

Anch’essa è accompagnata nel suo viaggio nell’Aldilà da un ricco corredo funebre, tra cui una bambola in avorio con braccia e gambe articolate.

Il corpo subito dopo la morte venne mummificato, senza asportare gli organi interni, ma utilizzando bende di lino impregnate di sostanze odorose e resinose. La pregiata tunica di seta cinese in cui era avvolta e i preziosi gioielli che la adornavano rivelarono sin da subito la sua alta posizione sociale anche se il corpicino sembrava molto denutrito. 

Due fanciulle strappate alla vita troppo prematuramente hanno gettato luce sui rituali funebri antichi, restituendoci non solo meravigliosi corredi ma anche storie quotidiane che rendono i nostri antenati non poi così “lontani”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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