Il Celio è uno dei mitici colli romani e vanta una storia lunghissima. In origine il nome doveva essere mons Querquetulanus per la quantità di querce che lo ricoprivano, mentre l’origine del nome Caelius viene concordemente fatta risalire all’etrusco Celio Vibenna, il cui aiuto si rivelò fondamentale per l’ascesa di Servio Tullio al comando di Roma. Luogo determinante durante tutto il periodo della Roma Imperiale, tra Medioevo e Rinascimento, il Celio si spopolò, ma non perse mai la sua importanza, poiché qui furono costruiti considerevoli luoghi di culto, tutti di antichissima fondazione, come le Chiese dei Santi Quattro Coronati e di San Gregorio e le Basiliche dei Santi Giovanni e Paolo, di Santa Maria in Domnica e di Santo Stefano Rotondo. Scopriamole insieme!

 

Basilica e Monastero dei Santi Quattro Coronati

Costruita nel IV secolo d.C., la basilica deve il suo nome alla tradizione del martirio di quattro soldati romani che si rifiutarono di adorare il dio Esculapio e di cinque scultori di Pannonia. L’insieme delle costruzioni conserva ancora oggi il severo carattere che aveva nel Medioevo, quando fungeva da bastione di difesa della vicina Basilica di San Giovanni in Laterano. Di straordinaria bellezza il chiostro del Duecento definito probabilmente il più suggestivo che i marmorari abbiano mai lasciato in Roma e l’Oratorio di San Silvestro, famoso per il ciclo di affreschi del XIII secolo.

 

 

Chiesa di San Gregorio al Celio

Fondata nel 575 d. C. da San Gregorio Magno all’interno della propria abitazione, fu inizialmente dedicata a Sant’Andrea Apostolo, salvo poi divenire nell’Alto Medioevo una chiesa dedicata al santo pontefice. Assunse il suo aspetto attuale tra fine Cinquecento e inizio Seicento, grazie agli interventi di Giovanni Battista Soria (per l’esterno) e di Francesco Ferrari (per l’interno). Gioielli assoluti della chiesa, commissionati dal cardinale Cesare Baronio all’inizio del XVII secolo, sono i tre oratori che custodiscono al loro interno opere straordinarie, come gli affreschi della Flagellazione di sant’Andrea del Domenichino, i Santi Pietro e Paolo e il Sant’Andrea al Tempio di Guido Reni e ancora una Vergine con i santi Andrea e Gregorio del Pomarancio.

 

 

Basilica dei Santi Giovanni e Paolo

La basilica fu edificata per volere del senatore Bizante nel V sec. d.C. sull’abitazione di Giovanni e Paolo, soldati romani del IV secolo d.C., che qui furono imprigionati, martirizzati e sepolti. All’esterno il suo aspetto severo è caratterizzato dall’elegante portico del XII secolo, mentre l’interno venne più volte modificato durante i secoli e ancora oggi possiamo ammirare le numerose opere realizzate da grandi artisti, come per esempio Antoniazzo Romano e Nicolò Circignani, detto il Pomarancio.

 

 

Basilica di Santa Maria in Domnica alla Navicella

Antica diaconia, fu fondata probabilmente nel VII secolo sui resti di una costruzione romana: ricostruita da papa Pasquale I nel IX secolo, fu nuovamente rinnovata intorno al 1513 dal cardinale Giovanni de’ Medici, divenuto poi papa Leone X.  La semplice facciata rinascimentale non preannuncia la meraviglia custodita al suo interno: sotto il bel soffitto ligneo a cassettoni, un fregio rinascimentale affrescato da Perin del Vaga, su disegno di Giulio Romano, con i motivi araldici medicei, conduce il nostro sguardo verso l’abside, fino ai superbi mosaici di IX secolo, realizzati all’epoca di papa Pasquale I. 

 

 

Basilica di Santo Stefano Rotondo

E’ una delle chiese più antiche d’Italia a pianta circolare, eretta e consacrata al culto da papa Simplicio alla fine del V secolo. Straordinario al suo interno l’apparato decorativo: una serie di affreschi realizzati dal Pomarancio e dal Tempesta (insieme ad altri artisti) rivestono completamente le pareti dell’intera basilica e mostrano le impressionanti atrocità inflitte ai martiri cristiani. 

 

 

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