Il Teatro romano tra mondo greco ed etrusco

Il teatro ha origini molto antiche: i Greci ne furono maestri ed esportarono in tutto il mondo occidentale le loro rappresentazioni. I Romani quindi importarono quest’arte dal mondo ellenico, fondendola anche con gli influssi provenienti dal mondo etrusco.

 

 

All’inizio, gli spettacoli erano essenzialmente associati a rituali religiosi, entrando a far parte di cerimonie pubbliche e private connesse a momenti importanti nella vita comunitaria, come feste, funerali, commemorazioni ed altri eventi. Non vi era quindi rappresentazione teatrale fine a se stessa. Questo, insieme ad una certa diffidenza che si aveva in generale per tutto ciò che non fosse propriamente “romano”, fece sì che per molti secoli l’Urbe non ebbe teatri stabili, ma solo semplici strutture in legno che venivano montate per l’occasione.

 

Il primo teatro di Roma: il Teatro di Pompeo Magno

Un primo apparato stabile in legno si ebbe nella zona del Campo Marzio, conosciuto con il nome di colui che ne volle la costruzione, il Teatro di Statilio Tauro. Si dovette aspettare la metà del I sec. a.C. circa per avere in città il primo teatro in muratura, voluto da Pompeo Magno e inaugurato nel 55 a.C. Il nuovo teatro era in realtà l’adattamento di un edificio religioso, il Tempio dedicato a Venere Vincitrice: la legge infatti vietava strutture di questo tipo e solo con questo escamotage, Pompeo riuscì a non incorrere in sanzioni assai pesanti.

 

 

 

Il teatro, che si estendeva nella zona oggi compresa tra Campo de’ Fiori e Largo di Torre Argentina, fu nel 44 a.C. il luogo in cui avvenne l’efferato omicidio di Giulio Cesare: nella parte posteriore del teatro infatti, vi era la Curia, l’edificio in cui si riunivano i Senatori. Secondo la tradizione, il corpo senza vita di Cesare cadde proprio ai piedi della grande statua di Pompeo che qui si trovava (tradizione vuole che questa statua sia quella oggi esposta nel salone del Palazzo del Consiglio di Stato – Palazzo Spada).

 

 

Composto da numerose arcate, attraverso le quali gli spettatori potevano accedere nel teatro, offriva una capienza di oltre 17.000 spettatori! La scena era decorata da tre ordini sovrapposti di colonne e il tutto era sormontato da una lunga tettoia sporgente per dirigere i suoni e le voci degli attori verso il pubblico. Vi era inoltre un monumentale quadriportico con colonne di granito, in grado di ospitare il pubblico nelle pause tra uno spettacolo e l’altro. Le sue straordinarie dimensioni – il diametro esterno era di circa 150 metri – lo resero il più grande teatro in muratura mai costruito a Roma.

 

Cosa accadde al teatro dopo la caduta di Roma?

Sappiamo che subì diversi restauri per volere di vari imperatori e rimase in funzione fino almeno al V secolo d.C. Successivamente, come tutti i grandi edifici romani, subì le immancabili spoliazioni, divenendo una cava di estrazione di prezioso materiale: fu così che lentamente, dal Medioevo in poi, sopra i suoi resti iniziarono ad essere costruiti diversi edifici, tra cui le dimore della potente famiglia degli Orsini e la Chiesa di Santa Barbara dei Librai. Il profilo della cavea è però ancora oggi riconoscibile nelle vie di Grottapinta, per la parte interna, e nel percorso tra via del Biscione e via dei Giubbonari per la parte esterna.

 

 

Una curiosità

Il Teatro Argentina, uno dei più noti di Roma, sorge in parte proprio sui resti dell’antico teatro di Pompeo, come a ribadire la vocazione di questo storico angolo di Roma!

 

 

 

 

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