Passeggiando per il centro storico, è possibile scorgere straordinarie facciate decorate: si tratta dei curiosi palazzi che “parlano”. Qualche esempio?

 

Palazzo Ricci

In piazza Ricci, alle spalle di Campo de’ Fiori, si può ammirare in tutta la sua imponenza Palazzo Ricci, che presenta sulla facciata ancora le tracce di una ricca decorazione, realizzata nel Cinquecento da due grandi artisti, Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze, ai quali fu affidata la decorazione anche di molti altri palazzi dell’aristocrazia romana dell’epoca. I soggetti principali si ispirano alle gesta dell’antica Roma, modello indiscusso di virtù e coraggio e la storia scelta in questo caso è quella di Muzio Scevola e della famosa mano nel fuoco.

 

 

Palazzo Massimo Istoriato

Tra i palazzi istoriati più famosi vi è Palazzo Massimo affacciato oggi sull’omonima piazza, tra Corso Vittorio Emanuele II e piazza Navona. Qui le pitture a monocromo raffigurano episodi del Vecchio e Nuovo Testamento e vi si scorgono lo Sposalizio della Vergine, l’Uccisione di Oloferne, un combattimento ed una scena della Vita di Esther.  Le pitture infatti furono eseguite nel 1523 – in occasione delle nozze tra Angelo Massimo e Antonietta Planca Incoronati – ad opera di allievi di Daniele da Volterra.

 

 

Palazzetto di Tizio di Spoleto

In piazza di Sant’Eustachio colpiscono per l’eleganza e la raffinatezza le decorazioni di fine Cinquecento del Palazzetto di Tizio di Spoleto, maestro di camera del cardinale Alessandro Farnese, realizzate da Taddeo Zuccari. Le figure presenti rappresentano scene della vita di Sant’Eustachio, il soldato romano che durante una battuta di caccia si rifiutò di uccidere un cervo tra le cui corna apparve la visione della croce. L’episodio comportò la sua conversione al cristianesimo a cui fece seguito il martirio sotto l’imperatore Adriano.

 

 

 

Palazzetto Sander

In via di Santa Maria dell’Anima invece vi è Palazzetto Sander fatto costruire nel 1508 da Giovanni Sander di Nordhausendal, notaio sassone e membro del Tribunale della Sacra Rota, per accogliere i pellegrini connazionali. Molto interessante il distico in latino scritto sulla facciata che, oltre a riportare il nome del proprietario, augura vita eterna alla casa!

 

 

 

Palazzo e Torre Millini

Ancora più particolare è  Palazzo Millini, in via di Tor Millina (alle spalle di piazza Navona), affiancato da una torre gentilizia del XIII sulla cui sommità è ancora scritto a grandi lettere il nome della famiglia a cui apparteneva. I due edifici furono decorati a monocromo da Perin del Vaga nel 1491 – in occasione del matrimonio tra Mario Millini e Ginevra Cybo, nipote di Papa Innocenzo VIII – con decorazioni a graffiti monocrome che riproducono candelabri, girali, cornucopie, bucrani e stemmi, tra i quali quello di Sisto IV.

 

 

 

Ma sono solo questi i palazzi che “parlano” di Roma? Certo che no e puoi scoprirne tanti altri nel nostro primo articolo I palazzi che “parlano” (I parte) o partecipando alla nostra visita guidata!

 

 

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