Nata nel 170 d.C. circa nella città di Emesa in Siria, Giulia Domna era figlia del potente Giulio Bassiano, sacerdote del dio sole Elagabalo, ma anche membro delle élite cittadine che assorbirono la cultura greca, inserendosi quindi perfettamente nei complicati meccanismi romani. In quegli anni la città di Emesa era infatti un satellite di Roma, un importante baluardo contro la minaccia dei Parti.

Fu intorno al 180 d.C. che qui giunse anche un valido ufficiale romano, Settimio Severo, “orientale” anche lui perché nato in Libia a Leptis Magna. Appassionato di oroscopi, scoprì attraverso gli astri che avrebbe sposato Giulia Domna, e sarebbe divenuto re. Fu così che, rimasto vedovo mentre era in Gallia, ripensò alla profezia e chiese subito la mano della fanciulla siriana. La coppia si sposò e vennero ben presto alla luce due figli maschi, Lucio Settimio Bassiano (a tutti noto come Caracalla) e Publio Settimio Geta. Ma come avvenne la scalata al potere dei Severi?

Tutto ebbe inizio con la congiura del 192 d.C. organizzata per eliminare l’imperatore Commodo: seguì un periodo di caos e nel 193 d.C. furono nominati due imperatori, Settimio Severo e Didio Giuliano, ma vi era anche un terzo contendente, Pescennio Nigro. Fu così che Settimio decise di marciare verso Roma entrando nell’Urbe in trionfo, dopo aver ucciso gli altri due pretendenti. E fu così che Giulia Domna ottenne il titolo di Augusta.

 

giulia domna

 

La coppia poi iniziò a circondarsi da un alone di sacralità e divinizzazione, alla moda orientale, e Giulia iniziò ad accumulare titoli tra cui quello di mater castrorum (madre degli accampamenti), voluto direttamente dal marito come ringraziamento per essergli sempre rimasta accanto anche mentre era in battaglia. Giulia Domna esercitò quindi, fin dall’inizio, un forte ascendente sulle decisioni del marito, prendendo parte all’amministrazione dell’impero, pur accontentandosi di agire a margine della scena politica nel pieno rispetto del costume romano, da sempre riluttante al conferimento di ruoli ed incarichi ufficiali alle donne.

Fu ispiratrice e animatrice di un circolo culturale che prese il suo nome e che le valse l’appellativo di “filosofa”. Ma il peggio sarebbe di lì a poco arrivato. I due figli infatti furono spesso descritti come chiassosi, volgari e soprattutto in continuo contrasto tra loro, fin dall’adolescenza. Ma è alla morte di Settimio Severo, avvenuta nel 211 d.C., che si verificò il peggio. Entrambi infatti furono menzionati come eredi ma Caracalla non volle dividere il potere: fu così che uccise il fratello, tra le braccia della madre, in un vero e proprio bagno di sangue a cui subito fece seguito la proclamazione della damnatio memoriae di Geta.

 

giulia domna

 

Con la salita al potere di Caracalla, Giulia Domna ottenne poteri a cui mai nessuna donna romana avrebbe potuto aspirare, fu detta “Giulia Pia Felice, madre del nostro Augusto e dell’accampamento e del Senato e della Patria” e le furono affidati numerosi incarichi politici e di governo. Ma il crescente odio e disprezzo per Caracalla avvertito da tutti i romani, portò alla sua uccisione: l’imperatore morì all’età di 27 anni per mano sembra di un ufficiale dell’Impero. Giulia Domna fu devastata dal dolore, ebbe un vero e proprio crollo psicologico e si inflisse una pugnalata al petto, a cui sopravvisse per qualche tempo, salvo poi decidere di lasciarsi morire mentre era ad Antiochia, per poi essere divinizzata.

 

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