Quando si parla di Gian Lorenzo Bernini tutti noi abbiamo in mente i suoi più grandi capolavori: i gruppi di Galleria Borghese (tra cui il sensuale Apollo e Dafne), la maestosa Fontana dei Quattro Fiumi di piazza Navona, il celebre baldacchino della Basilica di San Pietro realizzato insieme a Francesco Borromini e il grande abbraccio del colonnato che precede l’ingresso al cuore della cristianità. Grandiosità in scultura e immensa maestria in campo architettonico. Ma c’è un Bernini più intimo da (ri)scoprire ammirando le sue sculture sacre, meno note forse, ma sicuramente di elevato impatto. Quali?

 

David (Galleria Borghese) 1623-1624

Forte, potente, imponente: è questo il David che Bernini realizzò da giovanissimo (a Galleria Borghese), rivoluzionando l’iconografia abbinata all’eroe biblico. Non c’è nulla qui del David di Donatello o di Michelangelo, non c’è fierezza, non c’è staticità, non c’è accenno alla vittoria. Tutto è fermo nel momento del massimo sforzo: i muscoli sono in torsione, la corda della fionda è tesa e sul volto del fanciullo i segni della concentrazione e dello sforzo sono nettissimi. Facile è riconoscere una fisionomia nota: è il volto corrugato dello stesso Bernini in preda allo sforzo, mentre modella il duro marmo guardandosi allo specchio sorretto – sembra – dal cardinale Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII! 

 

 

 

Santa Bibiana (Chiesa di Santa Bibiana) 1624-1626

Opera importante per la carriera del Bernini, poiché si trattava della prima committenza pubblicata a soggetto sacro – ottenuta grazie a papa Urbano VIII Barberini – per la realizzazione della statua di una santa a figura intera da collocare nell’altare maggiore della Chiesa di Santa Bibiana. Come di consueto, l’artista rivoluzionò radicalmente le regole del genere: la sua Santa Bibiana è infatti un’eroina che rivolge gli occhi verso l’alto in un momento di rapimento estatico di notevole impatto. Virtuoso il panneggio e non casuale lo studio del suo posizionamento nel sacello dell’altare, dove la luce giocava un ruolo da protagonista, spiovendo da una piccola finestra ricavata nella volta e colpendo il volto della martire, colta nell’attimo di ricevere una visione, come se Bernini volesse attribuire ad una “semplice” statua la capacità di narrare una storia intera.

 

 

 

San Longino (Basilica di San Pietro – Vaticano) 1628-1638

Nei quattro piloni che sorreggono la cupola della Basilica, Bernini fu chiamato a progettare altrettante statue gigantesche: la Veronica, Sant’Elena, Sant’Andrea e San Longino, l’unica quest’ultima realizzata direttamente dall’artista. Il legionario romano che trafisse con la sua lancia il costato di Cristo sulla croce, è ritratto dopo la conversione. E’ infatti colui che, guardando Gesù sulla croce morto, disse: “Veramente quest’uomo era figlio di Dio!”. Il Longino del Bernini quindi non ha più la corazza e l’elmo ma è pieno di dinamismo e teatralità, aspetti tipici del Barocco e della mano del suo autore.

 

 

L’Estasi (o transverberazione) di Santa Teresa d’Avila (Chiesa di Santa Maria della Vittoria) 1647-1652

Bernini è chiamato a lavorare in Santa Maria della Vittoria dal cardinale Federico Cornaro il quale, ottenuto nel 1647 il giuspatronato della cappella del transetto sinistro della chiesa, desiderava farne la propria sepoltura, così l’artista realizzò uno dei suoi massimi capolavori. Protagonista assoluta della cappella è Santa Teresa d’Avila (religiosa spagnola canonizzata da Gregorio XV nel 1622) che Bernini cattura in un’estasi mistica nel pieno del suo svolgimento. La santa infatti sta perdendo i sensi e sta per cadere in deliquio: l’espressione del volto, colto nel momento dell’abbandono, non lascia adito a dubbi. L’angelo, serafico, sorridente, sopraggiunge tenendo con delicatezza un dardo dorato rivolto verso il cuore della santa: con la mano sinistra è già pronto a sollevarle lo scapolare, onde poterla raggiungere con la sua freccia.

 

 

La Visione di Costantino (Palazzo Apostolico) 1654-1668

La statua equestre realizzata dal Bernini e posizionata alla base della Scala Regia del Palazzo Apostolico di Città del Vaticano, fu inizialmente richiesta all’artista da papa Innocenzo X Pamphilj per essere posta all’interno della Basilica. La scultura fu però concepita nel 1670: dopo che Bernini ebbe a lungo lavorato nel rimaneggiamento della Scala Regia, fu deciso infine di qui porla. Anche in questo caso studiò nei minimi dettagli il suo posizionamento: la luce naturale che illumina l’opera e che proviene dalla finestra, inonda la figura di Costantino, contribuendo ad amplificare l’effetto della “visione”.

 

 

 

Abacuc e l’Angelo + Daniele e il leone (Basilica di Santa Maria del Popolo) 1656-1661

Bernini fu chiamato a lavorare nella Cappella Chigi di Santa Maria del Popolo nel 1652 e qui creò qualcosa di straordinario: realizzò infatti le due statue raffiguranti i profeti Daniele e Abacuc, collocandole in diagonale, una opposta all’altra, dando vita ad una relazione spaziale che ravvivò l’intera cappella, trasformando le forme classiche di Raffaello in un nuovo utilizzo religioso. Bernini riuscì ad elaborare una composizione animata e drammatica. Abacuc siede su una roccia con la cesta per il pranzo su un lato, puntando il dito nella direzione in cui si vuole dirigere, mentre un bellissimo e giovane angelo si sporge fuori dalla nicchia, sollevando la testa di Abacuc per i capelli ed indicando il lato opposto, dove si trova Daniele. Il profeta è raffigurato come un uomo anziano, barbuto ma si presenta ancora come un uomo vigoroso, nonostante sia stato ormai gettato da giorni nella fossa dei leoni.

 

 

 

Le statue degli Angeli di Ponte Sant’Angelo (Basilica di Sant’Andrea delle Fratte) 1668-1669

Nel 1669 papa Clemente IX fece progettare dal Bernini un nuovo parapetto per Ponte Sant’Angelo, sui cui furono poi collocate dieci statue raffiguranti angeli, che portano gli strumenti della Passione, scolpite da allievi di Bernini sotto la sua direzione. Solo due furono realizzate direttamente dal maestro: l’angelo con il cartiglio INRI e quello con la corona di spine. Le due sculture furono considerate talmente preziose e raffinate da non essere mai state destinate all’esposizione sul ponte, dove furono collocate due copie, mentre le originali furono poi donate nel 1729 dagli eredi del Bernini proprio alla Basilica di Sant’Andrea delle Fratte dove possiamo ammirarle ancora oggi.

 

 

 

Estasi della Beata Ludovica Albertoni (Chiesa di San Francesco a Ripa) 1671-1674

Realizzata nel 1674, fu commissionata al Bernini dagli Altieri per dedicare alla santa della famiglia una scultura da collocare nella cappella privata all’interno della già suggestiva Chiesa di San Francesco a Ripa di Trastevere. Beatificata nel 1671, Ludovica Albertoni viene venerata anche come mistica, proprio perché avrebbe avuto numerose estasi ed episodi di levitazione. Ed è così che Bernini sceglie di ritrarla, nel momento esatto in cui viene invasa dalla Luce Divina, simboleggiata realmente dalla luce che filtra dalla finestra della cappella. La santa è adagiata su un letto finemente ricamato nel marmo e poggiato su di un blocco di diaspro lavorato come fosse un drappeggio, posto in maniera non convenzionale sull’altare della cappella. Il suo corpo è disteso, la schiena è inarcata e il volto leggermente rivolto all’indietro in preda ad un coinvolgimento emotivo fortissimo.

 

 

Salvador Mundi (Basilica di San Sebastiano fuori le Mura) 1679

Il fortunato ritrovamento nel 2001 dello straordinario busto del Salvatore nel convento di San Sebastiano fuori le Mura, ha restituito al grande pubblico l’ultima opera realizzata dal Bernini, portata infatti a compimento a 81 anni nel 1679. Si tratta di un’opera che esemplifica l‘estrema evoluzione del linguaggio dell’artista verso l’astrazione barocca, come si può notare negli arabeschi della barba o nella capigliatura.

 

 

 

Anche nella scultura sacra Bernini non ha eguali!

 

 

 

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