Nel suburbio di Roma si contano circa 60 catacombe, la maggior parte delle quali sono state scavate per ospitare le sepolture dei primi cristiani, sebbene vi siano anche catacombe ebraiche. Di queste però, solo alcune ad oggi sono aperte al pubblico, mentre la maggior parte, per motivi di conservazione e sicurezza, non sono praticabili.

 

 

Tra le visitabili, spiccano per importanza e bellezza quelle di Domitilla sull’Ardeatina, considerate le più antiche; quelle lungo l’Appia Antica intitolate a San Callisto, dette anche “piccolo Vaticano” per la presenza delle sepolture di 16 papi del III secolo d.C., e quelle di San Sebastiano, da cui deriva il termine catacomba e cioè “presso la cava”; quelle sulla via Salaria dedicate a Priscilla, che hanno restituito la prima immagine di Maria con Bambino della storia dell’arte, datata al III sec. d.C.; e ancora quelle sotto le basiliche di San Lorenzo fuori le mura, San Pancrazio e Sant’Agnese fuori le mura.

 

 

 

I “dormitori” cristiani

I cementeria, cioè i “dormitori” – questo il nome originale – iniziarono ad essere scavati nel tufo al di fuori della cinta delle mura aureliane – come prevedeva la legge del tempo – già dal II/III sec. d.C., quando cioè la comunità cristiana notevolmente aumentata di numero, si stava organizzando e definendo, acquisendo sempre più potere e possedimenti (spesso lasciti di ricchi personaggi convertiti alla nuova fede). La voglia di distinguersi anche dopo la morte dal resto dei pagani, fece nascere l’esigenza di creare luoghi di sepoltura appositi, che garantissero il rispetto delle regole cultuali e religiose, come l’inumazione, la povertà, l’uguaglianza e l‘aspetto comunitario.

 

 

 

La struttura delle catacombe

Furono così scavati chilometri e chilometri di gallerie su più livelli: su entrambe le pareti di questi ambulacra furono aperte pilae di loculi, all’interno dei quali potevano essere inumati uno o più cadaveri, avvolti in lenzuoli e accompagnati da piccoli oggetti. Una volta deposti, il loculo veniva chiuso con calce e mattoni o con lastre di marmo, spesso incise con il nome del defunto o con altre frasi inerenti la propria fede.

 

 

 

I simboli “segreti” delle catacombe

Oltre alle iscrizioni – come ad esempio l’augurio di “riposare in pace” – vi erano disegnati anche numerosi simboli (come il pesce, l’ancora, la colomba, il pavone, la fenice, il cristogramma e molti altri), che avevano lo scopo di dichiarare l’appartenenza al Cristianesimo, senza far trapelare al di fuori i segreti del culto e della liturgia. Era infatti il Cristianesimo al tempo, non solo una religione minoritaria e guardata con sospetto dalla maggioranza dei pagani, ma anche una religione misterica e in quanto tale aperta solo agli iniziati.

 

 

 

L’iconografia e l’arte delle catacombe

All’interno delle catacombe inoltre è ancora oggi possibile ritrovare le tracce della prima arte cristiana, che deve ovviamente molto all’iconografia e allo stile romano del tempo, distanziandosi però per i temi rappresentati, come ad esempio le scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento.

Tutta l’iconografia all’interno delle catacombe ha un unico significato: la salvezza eterna per mezzo di Cristo. Questo chiarisce anche l’importanza delle figure della Vergine Maria, considerata intermediaria fondamentale per l’umanità, ma anche dei primi santi martiri, come Pietro, Paolo e molti altri, che proprio in queste gallerie sotterranee furono sepolti secondo la tradizione.

 

 

 

Il culto per i martiri

E il culto per i martiri (la parole martire significa “testimone”) fu il motore principale dei pellegrinaggi alle catacombe dei primi secoli del Medioevo, quando migliaia di persone da tutta Europa – e non solo – giungevano qui per pregare le sante reliquie: questo rese indispensabile costruire sopra i cimiteri una serie di edifici, atti ad ospitare non solo le pratiche del culto verso i morti (come ad esempio il refrigerium o banchetto sacro), ma anche per accogliere le preghiere e gli ex voto di tutti i credenti.

 

 

La pratica del pellegrinaggio perdurò fino almeno all’VIII-IX secolo, quando si decise, per motivi di sicurezza, di portare i resti dei martiri nelle chiese all’interno della città. Fu così che per molti secoli le catacombe caddero nell’oblio, fino alle prime riscoperte, datate tra il XVI e XVII secolo.

Ancora oggi all’interno delle catacombe è possibile non solo percorre le gallerie sotterranee, ma anche ammirare alcuni simboli, affreschi, stucchi ed iscrizioni, così importanti per lo sviluppo della religione nei secoli successivi e per certi aspetti anche dell’intera storia dell’arte occidentale, fino ai nostri giorni.

 

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