Uno dei pontefici più noti del passato è certamente lo spagnolo Alessandro VI, nato Rodrigo de Borja y Doms ed italianizzato poi in Borgia. Eletto papa alla morte di Innocenzo VIII, il suo pontificato durò dal 1492 al 1503 e si contraddistinse per gli scandali e gli intrighi di corte, ma anche per la scoperta dell’America e il grande giubileo del 1500. E un papa così importante non poteva che far realizzare come personale residenza un luogo particolarmente sontuoso!

L’appartamento privato occupava tutto il primo livello del Palazzo Apostolico – visitabile oggi perché inserito nel percorso dei Musei Vaticani (vieni a visitare i Musei Vaticani insieme a noi!) – e comprendeva sei ambienti di rilievo monumentale fatti ristrutturare e decorare dal pittore umbro Bernardino di Betto, a tutti noto come Pinturicchio.

Le stanze hanno nomi evocativi, spesso riferiti al ciclo pittorico realizzato al loro interno: le Sale delle Sibille e del Credo; o ancora quelle delle Arti Liberali, dei Santi e dei Misteri, definite “camere segrete” (in quanto riservate a uso privato del pontefice) nel Diario di Johannes Burckhard, maestro delle cerimonie di papa Alessandro.

 

 

A queste si aggiungevano poi due piccoli vani accessibili dalla Sala delle Arti Liberali, probabilmente adibiti a camera da letto e stufetta (bagno), nonché le odierne Sale dei Paramenti, Galleriola, Sala della Falda e Cubiculum di Niccolò V, purtroppo non accessibili al pubblico.

Le decorazioni più significative e importanti sono forse quelle della Sala dei Santi, in cui il Pinturicchio ha realizzato il suo massimo capolavoro: una serie di affreschi che illustrano episodi relativi alla vita di santi. Sopra la porta che conduce alla vicina Sala dei Misteri vi è un tondo con la Madonna col Bambino, nei cui tratti Giorgio Vasari volle identificare la bella Giulia Farnese, amante del Borgia. I temi sacri della cultura cristiana e quelli profani ispirati ai miti dell’antico Egitto o alla cultura classica pagana convivono nella ricca decorazione della sala, deliberatamente incentrata sulla presenza del toro, emblema araldico di Alessandro VI, da sempre chiamato “il bue” da amici e detrattori, in funzione di orgogliosa celebrazione della sua casata.

 

 

Merita una particolare menzione anche la Sala dei Misteri, così chiamata perché richiama gli eventi prodigiosi enunciati negli episodi più significativi della vita della Vergine e di Cristo: l’Annunciazione, la Nascita di Cristo, l’Adorazione dei Magi, la Resurrezione, l’Ascensione, la Discesa dello Spirito Santo, l’Assunzione della Vergine. È questa l’ultima sala decorata dal Pinturicchio, che si affidò largamente alla bottega, realizzando però il suo capolavoro nello splendido ed espressivo ritratto di Alessandro VI, avvolto in sfarzosi abiti pontificali e inginocchiato ai piedi del Cristo Risorto.

 

 

Alla morte del Borgia, il suo successore papa Giulio II della Rovere (Pio III durò infatti solo pochi giorni), abbandonò l’appartamento non volendo avere costantemente sotto gli occhi la memoria dell’odiato predecessore, spostandosi al piano superiore e facendo quindi realizzare per sé una nuova residenza, oggi nota come Stanze di Raffaello.

 

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